Il diavolo esiste ed è persona». Questa convinzione è un punto cardine del “nuovo” corso impresso da papa Francesco alla Chiesa cattolica sin dal giorno del suo insediamento sul trono di Pietro. Dopo aver citato il demonio ben quattro volte nei primi dieci giorni del suo pontificato, Bergoglio lo ha nominato con cadenza regolare nelle sue omelie settimanali a Santa Marta davanti a un pubblico scelto di ecclesiastici. “Vedendo” il diavolo in tutti gli scandali che da un ventennio scuotono la Chiesa dall’interno, avendone minato la credibilità e la stabilità politica al punto da spingere Benedetto XVI alle storiche dimissioni del 2013, papa Francesco attribuisce a Belzebù la responsabilità degli affari illegali che ruotano intorno allo Ior e all’Apsa, l’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica della Santa sede; della pedofilia clericale; delle guerre intestine e dei giochi di potere che minacciano l’integrità della Curia; dei vatileaks e delle fughe di notizie riservate dalle Mura leonine.
Ma di Satana il pontefice argentino non parla solo in qualità di capo spirituale dei fedeli cattolici. Il principe delle tenebre è presente anche nei suoi discorsi ufficiali da capo di Stato. «Non esiste un dio della guerra: è il diavolo che vuole uccidere tutti» ha detto il 20 settembre 2016 ad Assisi davanti a oltre 500 leader religiosi e politici di tutto il mondo. E il demonio c’è, come se non bastasse, quando Bergoglio assume le sembianze del bonario parroco di campagna e gioca con i bambini. Il maligno «è il padre dell’odio, delle bugie, delle menzogne, perché non vuole l’unità» tra gli esseri umani, ha detto ad alcuni piccoli catechisti dagli sguardi atterriti durante una visita alla parrocchia di San Michele Arcangelo nel 2015. Secondo papa Francesco, tutti i bambini sono indemoniati: «Quando voi sentite nel cuore odio, gelosia, invidia state attenti perché viene dal diavolo; quando sentite la pace, viene da Dio» ha raccontato ai suoi giovanissimi interlocutori citando gli Esercizi spirituali di Ignazio di Loyola («L’uomo vive sotto il soffio di due venti, quello di Dio e quello di Satana» diceva il fondatore dei gesuiti). Si tratta di un’idea violenta e perversa della realtà umana del bambino ma nessuno al di qua del Tevere si è indignato. I media italiani annotano tutto quello che dice papa Francesco, lo riportano con zelo e restano in attesa della dichiarazione successiva. Senza fare domande scomode, senza mai abbozzare una critica o evidenziare contraddizioni.

Nemmeno quando nella premessa, iper rilanciata da Repubblica, al libro autobiografico della vittima di un sacerdote pedofilo, Bergoglio scrive: «Chiedo perdono per i preti pedofili: un segno del diavolo, saremo severissimi». La domanda noi di Left ce la siamo fatta e ve la giriamo: cosa intende dire papa Francesco? La Chiesa sarà severissima con chi violenta i bambini o sarà inflessibile con chi secondo il pontefice li induce in tentazione? La perplessità è lecita se consideriamo che la punizione peggiore comminata dalla Santa Sede a un ecclesiastico consiste nell’espulsione dalla Chiesa senza che sia denunciato all’autorità giudiziaria “laica”.

Le attenzioni di papa Francesco per il diavolo non si esauriscono qui. È stato lui a firmare il decreto tramite cui la Congregazione per il Clero ha riconosciuto giuridicamente l’Associazione internazionale esorcisti. Era il 13 giugno 2014. Nemmeno Paolo VI era arrivato a tanto. Lui che durante l’Udienza generale del 15 novembre 1972 tenne un discorso dai toni durissimi per ribadire la presenza e il pericolo del diavolo come ente personale «perverso e pervertitore». Ufficialmente papa Montini intendeva arginare una frangia di teologi che non seguivano attentamente il magistero della Chiesa e che cominciavano a negare l’esistenza del demonio come persona riducendolo a un simbolo. Non sappiamo come la presero i destinatari della reprimenda ma di certo quel discorso sebbene avesse stregato pure Hollywood – il film L’esorcista è del 1973 – segnò solo parzialmente la riscossa degli esorcisti incaricati dal Vaticano che fino ad allora erano un centinaio nel mondo. Oggi, con papa Francesco, sotto l’egida dell’Aie, in totale sono circa 400 e stando a un report realizzato dall’Agensir a dicembre 2016, nel nostro Paese c’è la più alta concentrazione: sono oltre 240 ben distribuiti lungo tutto lo Stivale.

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