(Aggiorneremo, in fondo, questo articolo se ci saranno notizie rilevanti)

 

La ferocia degli attentati terroristici perpetrati un Europa – come nel resto del mondo, specie quello islamico – non conosce limiti. L’ultimo attacco, quello della Manchester Arena dove si teneva il concerto di Ariana Grande è un nuovo salto di qualità nella fantasia di coloro che scelgono gli obbiettivi. Non una stazione, non un locale notturno parigino dove suona una band di tatuati, ma lo spazio di divertimento di teenager e ragazzine con i loro genitori al seguito per ascoltare una poco più grande di loro, un fenomeno pop di quelli che piacciono molto di sicuro anche lontano dall’Occidente.

Gli istanti dell’esplosione nel video girato da una ragazza

Ieri sera nel foyer della Manchester Arena, verso la fine del concerto mentre scendevano palloncini dal palco, una persona si è fatta esplodere uccidendo 22 persone – bilancio purtroppo provvisorio – e ferendone una sessantina. L’attentatore non è stato identificato ma la polizia sostiene che non ci dovrebbero volere molte ore. L’arena è stata pervasa dal panico, la gente è uscita di corsa, e i testimoni descrivono scene terribili, corpi mutilati e feriti. Le persone si sono aiutate tra loro e sono state aiutate dai soccorsi arrivati in fretta, dalle compagnie di taxi e autobus che hanno spedito auto e mezzi, da residenti della zona e alberghi che hanno aperto le loro porte per far trovare rifugio alle persone in fuga.

Diversi genitori sono ancora in cerca dei loro figli lasciati davanti alla Arena prima del concerto. «Mia figlia ha 12 anni, questo era il suo regalo di compleanno, ci è andata con la mia compagna e sorrideva da giorni. Ora difficilmente dimenticherà questa giornata», racconta in lacrime Imran a BbcRadio4. In televisione vediamo tassisti, ristoratori, persone che portano aiuto con l’accento di persone originarie dell’India e dal Pakistan. Nomi e facce stranieri per delle reazioni identiche a quelle dei britannici dalla pelle rosa e dai capelli biondi, per segnalare come l’idea che in questa colossale mostruosità che è il terrorismo di matrice islamica in questa fase della storia umana ci sia un noi e un loro – come invece, naturalmente, cerca di farci pensare l’estrema destra. A partire da Matteo Salvini, che stamane commenta Tolleranza zero, retate a tappeto, uso della forza. Qualcuno potrebbe spiegargli che  le retate, la sospensione delle regole, l’uso della forza (o la guerra in Yemen, Siria, ecc.) non hanno cancellato il terrorismo. Non negli Usa di Bush, non nella Francia del Bataclan, non a Londra, che non se la prendeva con gli irlandesi quando l’Ira metteva bombe nella metropolitana.

Un tassista accorso sul posto, dal profilo Twitter di Jason Michael

I dati nella figura qui sotto riportano il numero di vittime tra 2009 e 2015, la sottile linea in rosso riguarda gli Stati Uniti e l’Europa. Nel 2016 le vittime sono aumentate in misura proporzionale ovunque.

Primo obbiettivo della polizia è cercare di capire se l’attentatore suicida abbia agito da solo. L’antiterrorismo britannico ha spesso detto di aspettarsi nuovi attentati, ma non è di questo che si parlava. La polizia e i servizi erano convinti di dover monitorare persone radicalizzate che agiscono in maniera semi spontanea, come la persona che si è lanciata con l’auto contro Westminster o altri che hanno aggredito i passanti con un coltello. Una minaccia pericolosa e difficilmente gestibile, ma non un attentato organizzato. La dinamica della Manchester Arena, giubbotto esplosivo contenente oggetti di metallo pensato per uccidere il più alto numero di persone possibile, fa invece ritenere che si tratti di una qualche cellula terroristica organizzata e non un lupo solitario. Sul web si trovano guide su come costruire bombe e giubbotti esplosivi, ma, a oggi, non c’è notizia di qualcuno che li abbia usati. Trovare l’esplosivo o prepararlo partendo da agenti chimici è infatti un’operazione che richiede expertise: ci sono esplosivi producibili con sostanze chimiche ma si tratta di sostanze molto instabili che possono esplodere prima del dovuto o non esplodere affatto. Una bomba inesplosa messa assieme con sostanze chimiche fu usata tra le altre negli attentati del 7 luglio 2005 a Londra. Per questo, una volta individuato l’attentatore, la polizia cercherà di capire se e come questi avesse una rete.

Gli account social collegati o sostenitori dell’Isis oggi gioiscono e celebrano l’attentato. Non sappiamo però se davvero dietro ci sia la mano di qualcuno tornato dall’Iraq o dalla Siria o semplicemente reclutato online o, infine, uno o più individui radicalizzatosi per conto proprio.

Le reazioni sono quelle a cui siamo abituati: tutti i leader del mondo hanno twittato, registrato messaggi di solidarietà, da Paolo Gentiloni a Justin Truedaeu, dal leader indiano Narendra Modi a Angela Merkel. I leader di tutti i partiti britannici, impegnati nella campagna elettorale per il voto politico dell’8 giugno hanno sospeso la campagna. Theresa May e Jeremy Corbyn si sono sentiti al telefono e hanno preso la decisione assieme. Una riunione del comitato di sicurezza nazionale, denominato Cobra, è in corso. C’è un elemento di cui si parla molto sui media britannici: il governo ha tagliato i fondi e gli effettivi in servizio della polizia mentre per monitorare ogni singolo sospetto o combattente di ritorno dalla Siria servono, dicono gli esperti, una decina di persone.

La dichiarazione di Donald Trump, oggi nei Territori occupati, ha commentato: «L’ideologia di chi ha condotto questo attacco va annientata – aggiungendo – li chiamerò “perdenti malvagi” non mostri, perché gli piacerebbe».

 


ore 11.06 Nel bollettino Isis del mattino non c’è traccia di Manchester solo operazioni in Iraq e Siria. Poi se la intesteranno, ma forse non sono loro in maniera diretta

Ore 12.52
A Manchester il centro commerciale di Arndale, in centro, è stato evacuato e poi riaperto. Nella sua dichiarazione alla stampa, Theresa May ha reso noto che la polizia ha individuato l’attentatore, ma non ne rivelerà, per ora, l’identità.

Ore 12.59
La polizia di Manchester ha arrestato una persona di 23 anni nella zona sud della città in relazione all’attentato della Manchester Arena. Un’altra persona è stata arrestata nel centro commerciale di Arndale. Il secondo arresto non è connesso all’attentato, riferisce la polizia.

 

14.00 L’Isis rivendica
Alcuni commentatori però segnalano: ci sono incongruenze tra la dinamica dell’attentato e il comunicato e non si nomina l’attentatore per nome di battaglia. Si tratta di segnali che fanno pensare a una rivendicazione ex post, in altri casi la descrizione della dinamica e alcuni particolari contenuti nel comunicato erano un modo per segnalare che si, la mano del Califfato c’era davvero. Il luogo scelto e la modalità sono però assolutamente in linea con il tipo di azioni cercate dall’Isis.

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