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L’attacco di Manchester ha avuto un suo primo effetto: il governo britannico ha alzato il livello di allarme e durante gli ultimi giorni di campagna elettorale i britannici vedranno in strada 3800 militari armati. Se la cosa li rassicurerà o meno è da vedere. A Londra temono che l’attacco alla Manchester Arena possa essere replicato altrove nelle prossime settimane. Il cambio della guardai davanti a Buckingham palace è stato cancellato e la Camera dei Comuni, che è anche visitabile, viene chiusa al pubblico. Stamane la polizia ha fermato tre persone nella zona della città dove viveva Abedi e dove vive la maggioranza della comunità libica.

La verità è che i luoghi sensibili sono protetti da tempo e che in questi ultimi mesi i terroristi hanno scelto obbiettivi popolari ma non “politici”: un locale notturno, una arena per concerti, la festa del 14 luglio a Nizza, il mercatino di Natale a Berlino. La mappa dei possibili si è allargata a dismisura e non c’è modo di proteggere ogni luogo dove le persone si radunano. Questo i terroristi dell’Isis lo sanno e siccome, come scrivono anche nel comunicato che rivendica la strage di Manchester, il loro scopo è proprio seminare terrore, scelgono obbiettivi che contribuiscano a spaventare la popolazione.

Salman Abedi in una foto tratta dal profilo Twitter di Breaking911.

Ieri sera abbiamo saputo che l’attentatore, era Salman Abedi  un giovane nato a Manchester da genitori fuggiti dalla Libia di Gheddafi. Gli investigatori ritengono che Abedi possa non aver agito da solo, «è probabile che sia così» ha detto l’Home secretary, l’equivalente del Ministro degli Interni, Amber Rudd.

Abedi era religioso e proveniva da una famiglia religiosa, ed ha alcune caratteristiche diverse rispetto ad altri lupi solitari e o membri di commando terroristico. Non ha un passato da giovane deviante o piccolo criminale redento e nemmeno una lunga frequentazione di luoghi e moschee dove si predica l’islamismo radicale. Anzi, dicono persone intervistate nella comunità libica di Manchester, suo padre è molto religioso ma altrettanto moderato e “nemico” dell’Isis. Lo stesso si dica per l’imam della moschea che frequentava che, raccontano testimoni, sia stato guardato in cagnesco dallo stesso Abedi, dopo aver fatto un sermone che condannava la violenza religiosa e la teologia dell’Isis. Abedi era noto alla polizia, ma era considerato una figura minore, con qualche conoscenza in ambienti radicali e nulla più. Segno che la radicalizzazione dei singoli individui può essere qualcosa di molto privato e che i legami con ambienti radicali noti non sono una spia sufficiente – in Gran Bretagna c’è una tradizione, ma forse sta cambiando la geografia. Abedi era stato in Libia di recente e, forse, è anche passato per la Siria. Ma di questa seconda notizia non c’è certezza.

Il nome dell’attentatore è stato reso noto da diversi media americani, che lo hanno ottenuto da funzionari dell’intelligence Usa. La fuga di notizie ha fatto infuriare i britannici: la polizia stava avviandosi a perquisire la casa di Abedi e a cercare altri collegamenti prima che la notizia venisse a galla ed è stata presa alla sprovvista.  La fuga di notizie, l’ennesima proveniente da una agenzia di intelligence a Stelle&Strisce è un segnale del caos che regna alle alte sfere della comunità di spie e analisti americani in questa fase. Dentro all’apparato di sicurezza americano è chiaramente in corso uno scontro furioso. Amber Rudd ha definito l’accaduto «irritante» augurandosi che un fatto simile non si ripeta.

Dieci delle 22 vittime hanno un nome, la più giovane ha otto anni, altri due sono minorenni, diversi giovani e quattro persone che erano probabilmente genitori che accompagnavano o erano andati a prendere i loro figli. Ieri una folla enorme si è radunata nella piazza del comune di Manchester. La vedete qui sotto

EPA/ANDY RAIN

 

 

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