Esce il primo romanzo di Nora Venturini. Regista teatrale e sceneggiatrice, il suo esordio letterario è stato un vero e proprio boom fra le case editrici. Ironico, frizzante nel ritmo e nel pensiero, L’Ora di Punta edito Mondadori (che l’ha letteralmente strappato alle concorrenti), è un giallo che ha come protagonista una giovane tassista, Debora Camilli, con l’irresistibile propensione all’indagine. Un giorno, una cliente le chiede di aspettarla per qualche minuti ed entra in un portone. Non ne uscirà più. E così, con il suo taxi Siena 23 – ereditato suo malgrado dalla morte improvvisa del padre -, Debora ci accompagna per le strade e soprattuto per gli aspetti di Roma. Una Roma che, come un quadro di Picasso, si presenta contemporaneamente in tutti i suoi aspetti: dalla Roma popolare di quartieri come San Lorenzo, alla Roma più “fighetta” e borghese, molto molto diversa da quello che appare. Ricostruita con la capacità tessitrice della regista, la narrazione – stesa fra gli intrecci delle relazioni e delle vicende – gode dell’equilibrio, del dinamismo e in generale di tutte le proprietà di sceneggiatrice dell’autrice, che in questo lavoro sembrerebbe aver messo tutta sé stessa. E anche un quid in più. È già stato definito un page turner book, un libro così eccitante da farti girere le pagine una dopo l’altra.

Nora, come mai un giallo?

Leggo di tutto, leggo tantissimo. Ma se mi si dovesse chiedere qual è il genere che adoro di più, è senz’altro il giallo. Anche perché tra le sue pieghe si annidano grandissimi scrittori. Non parliamo del giallo all’americana, un po’ splatter e tutto dedito al thriller: il giallo europeo è un giallo che, al di là dei meccanismi logico-matematici, che senz’altro ci sono, è in realtà quasi un pretesto per indagare ambienti, psicologie, dinamiche umane. Meccanismi e suggestione nei quali il detective si va a intrufolare. Il caso, per così dire, gli entra dentro. L’intuizione non è alla Sherlock Holmes, ma nasce dal capire quel prillo, quella scintilla umana; la psicologia di quel criminale che poi è una persona normale, arrivata per una serie di motivi a compiere il delitto.

Debora è giovane, ha 25 anni, ed è un donna ancora inconsapevole della propria forza, eppure carica di intensità e grinta. A chi ti sei ispirata?

Quando Veltroni aprì le licenze dei taxi, si era allargata la fascia delle persone che potevano accedere alla professione, quindi anche tante donne che prima non si vedevano. Una sera, ero uscita dal Valle (un teatro romano vicino Torre Argentina, ndr) e mi caricò una ragazzetta. Mi doveva accompagnare a casa, ma non sapeva arrivare da Largo Argentina a Piazza Mazzini (meno di 3 km, ndr). Abitava ai Castelli, Roma la conosceva a malapena, ma si era ritrovata catapultata per necessità in quella situazione. Mi raccontò che si era dovuta fare un’assicurazione: un tassista che gira per Roma, è facile che possa imbattersi in delitti. (Alla protagonista dell’Ora di Punta i colleghi anziani proibiscono, con suo enorme disappunto, di prendere i turni notturni per proteggerla, ndr). Parlammo a lungo, era un personaggio che mi rimase dentro e che pensai che avrebbe meritato di essere raccontato. In generale, poi, quando si costruisce un personaggio sicuramente ci metti delle caratteristiche che un po’ sono tue, e un po’ sono pezzetti che prendi in giro e ci butti dentro. Un po’ da persone incontrate, appunto, e un po’ dalla cronaca dei giornali, che a volte è decisamente oltre l’immaginario.
Debora è tosta, e per quanto sia carica dell’impulsività caratteriale e di quella propria dei 20 anni, è una donna responsabile che mantiene la famiglia. Prende e parte in quarta, è impulsiva e coraggiosa. …E infatti fa ca**ate (ride)! Ma anche per questo è simpatica. Quello che la spinge sempre è la vocazione e il talento di fare la poliziotta. È un po’ un diamante grezzo. Che non abbandona la presa – o cocciuta, dipende dai punti di vista -. Sono contenta di aver fatto una protagonista donna, giovane. Non è solo un fatto ideologico, ma anche di originalità: perché anche in questo mondo, quello letterario, sono tutti uomini!

A proposito: ad accompagnare Debora, c’è un commissario, ben lontano dall’affascinante Montalbano di Nicola Zingaretti…

(Ride) Beh, ha una sua intensità e risvolti intriganti… ma non sveliamo oltre. Quando prendi un detective che non è un poliziotto, come miss Marple, o come accade con i personaggi di Marco Malvaldi, per forza questo deve avere un coprotagonista a cui appoggiarsi. E che aiuta a essere un po’ più realistici. Ti costringe a dialogare con la realtà.

A proposito di personaggi, le vicende familiari, benché siano tutti personaggi secondari, sono tutt’altro che marginali e sfocate, anzi. Sono veri e propri coaguli di comicità…

Guarda, quando scrivo ho sempre, fortissimo, l’impulso di perdermi nelle strade traverse, per così dire, nei personaggi secondari. Magari capita che seguendo una delle sue piste, Debora incontra una persona, ed ecco che mi viene voglia di seguirla, di raccontarla, seguirla per il suo rivolo. È una curiosità che si espande per tutto quello che hai intorno. Proprio per paura di eccedere in questo, mi ero trattenuta. Per mantenere l’equilibrio del giallo,che è sempre un po’ in bilico perché d’accordo la comicità  umana, ma c’è sempre la drammaticità che comunque è propria di un crimine. Invece, l’unica cosa che mi ha chiesto la casa editrice è stata invece proprio quella di aumentare l’aspetto familiare. È una famiglia popolare, la mamma fa l’infermiera all’ospedale di Ostia, il fratellino studia medicina. È qui che nascono i momenti più esilaranti, come nei dialoghi con la migliore amica, Jessica. Poverina, voleva fare la stilista e invece fa la commessa da Intimissimi… che poi è la storia dell’80 per cento dei ragazzi più giovani che nascono in famiglie non garantite, che non hanno né i mezzi né i contatti “giusti”.

 

Nel libro, la Roma è quella che si vede attraverso gli occhi – e il vetro – di un tassista. Tu come l’hai conosciuta così bene?

In 58 anni l’ho vissuta un po’ tutta. Certo, vivendo a Prati certe zone e un certo ambiente lo conosco meglio – oggi. Però poi quando dovevo descrivere delle zone, prendevo il motorino e facevo i giri per i quartieri. Ripercorrevo le strade, scattavo fotografie, e video. Una volta presi la macchina insieme a mio figlio, che certe zone di Roma le conosce a menadito, letteralmente porta per porta, e mio sono fatta guidare da lui. E poi ho amici poliziotti – essenziali per nozioni e dati reali – molto disponibili devo dire, che tartasso di domande. Alla base di tutto, c’è la curiosità di scoprire e svelare, proprio nel senso di togliere un velo da tutto ciò che non sappiamo.

 

Editore: Mondadori
Collana: Omnibus
Data di Pubblicazione: maggio 2017

Commenti

commenti