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Non all’Eliseo. Hanno passeggiato insieme nella reggia di Versailles, tra marmi e dipinti, tappeti rossi ed ori, in una sala il cui nome potrebbe ricordare le mappe d’Europa oggi, dall’Ucraina alla Siria: la “Galerie des Batailles”. Appena terminato il G7 a Taormina, il primo incontro del presidente francese è stato con il Capo del Cremlino. Emmanuel Macron ha stretto per la prima volta la mano a Vladimir Putin.

Hanno parlato di Cecenia, gay, propaganda, fake news e lotta al terrorismo. Le armi chimiche come nuova linea rossa tracciata di nuovo, questa volta dal giovane Capo di Stato neoeletto: “qualsiasi uso se ne farà, sarà oggetto della nostra rappresaglia immediata”. Le Pen come fantasma del passato: “ l’incontro al Cremlino? Non c’è alcun motivo per cui non avrei dovuto riceverla” ha detto Vladimir Putin, che si è detto impressionato dall’accoglienza celebrativa nei saloni del Re Sole, e sulla campagna mediatica durante quella elettorale delle scorse elezioni presidenziali, ha dichiarato: “non abbiamo mai tentato di influenzare il risultato del voto francese”.

Accadeva esattamente tre secoli fa. Nel 1717 Pietro il Grande, lo zar di Russia che fondò Pietroburgo, instaurò il primo canale di comunicazione diplomatica tra Mosca e Parigi. È in occasione dell’apertura di una mostra a lui dedicata in Francia che i due leader si sono incontrati, lui che fu “il simbolo di quella Russia che voleva aprirsi all’Europa, da trecento anni Russia e Francia non hanno mai interrotto la loro reciproca amicizia”. Da quel passato lontano al presente immediato: ciò che la Francia vuole dalla Russia è ben riassunto dalle parole che hanno accompagnato l’arrivo del presidente russo tweettato in diretta da Macron. Due parole, che riassumono la nuova strategia di Parigi verso Mosca: “dialogo ed esigenza”.

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