La scorsa settimana un lettore mi ha chiesto conto del mio editoriale su religione e sinistra in cui sostenevo, in verità rubando a piene mani da Massimo Fagioli, che l’alienazione religiosa, problema irrisolto da Marx, è causata dalla pulsione di annullamento, ossia dalla capacità solo umana di annullare come pensiero l’esistenza della realtà e il suo senso. Il lettore sosteneva che la religiosità, anche risolvendo il problema dell’annullamento, esisterebbe comunque, perché l’uomo ha paura della morte e quindi succede che si inventi un dio e una vita dopo la morte. Sempre rubando a Fagioli, gli ho risposto che il problema del non essere non sta nella paura della morte, ma sta nella non comprensione della nascita e nel suo annullamento.
La fantasia di non esistenza del mondo alla nascita è una fantasia perché la realtà del mondo continua ad esistere malgrado la pulsione di annullamento del nuovo venuto al mondo. Si potrebbe dire che è un delirio nel senso che è un non rapporto con il mondo. Come scritto in Istinto di morte e conoscenza, si tratta del primo rapporto con il mondo come non-rapporto con esso.
Essendo un rapporto che è non-rapporto, in esso è la matrice della creatività dell’essere umano. Il poter creare cose nuove, cose che prima di essere pensate e create, non esistono. Ma come è possibile che un non-rapporto sia, in verità, rapporto? Per due motivi. Perché esso è una reazione a qualcosa, e quindi rapporto, con ciò che non c’era prima della nascita: la luce.
E poi perché la pulsione è una reazione espressa dalla realtà biologica del corpo umano. È dal corpo che emerge il primo pensiero che si configura come fantasia di non esistenza del mondo e, allo stesso tempo, per la vitalità della realtà biologica che contrasta la pulsione di annullamento, la certezza dell’esistenza di un altro essere umano con cui avere rapporto. Compare quella che Fagioli ha chiamato la fantasia di sparizione. L’accostamento delle due parole mette insieme due opposti assoluti: fantasia ossia la creazione di qualcosa e sparizione ossia fare il non-essere.
È fondamentale comprendere che senza biologia del corpo non ci sarebbe, ovviamente, nessuna reazione e nessuna pulsione. Il pensiero umano non esiste in astratto. Esiste perché esiste la biologia del corpo umano.
Allora la paura della morte non esiste. Perché essa è la paura del non-essere per aver annullato che l’origine del proprio pensiero è nella realtà biologica ed è indissolubilmente legato ad essa. E l’origine del pensiero è anche l’origine del tempo che è finito per ogni essere umano perché compreso tra la nascita e la morte.
Il fisico Carlo Rovelli è uno studioso del tempo. Ne studia le caratteristiche. Vuole capirne l’essenza. È famoso per aver detto che il tempo, in realtà, non esiste.
Qualunque formula della fisica che rappresenti una dinamica di modificazione di qualche tipo, comprende necessariamente la variabile t (che indica la misura del tempo), perché la formula rappresenta il prima e il poi di quel sistema fisico.
Rovelli ci dice una cosa per certi versi sconvolgente, ossia che è possibile rappresentare la fisica in un modo in cui non ci sia più lo svolgimento del tempo come fosse una linea continua. Possiamo invece pensare il mondo come formato da un’infinità di eventi “prima e poi” senza quindi che ci sia una separazione temporale tra il prima e poi di ogni evento. È l’insieme di questi infiniti eventi “prima e poi” che “creano” il tempo, o meglio l’illusione di esso. La cosa è affascinante perché Fagioli, nel corso del 2016, in una serie di articoli pubblicati su questo giornale, ha creato una sequenza di parole che indicano la successione degli eventi che si verificano alla nascita e che però non sono separati uno dall’altro “nel tempo”. Essi sono eventi simultanei l’uno con l’altro, pur essendo, tutti, in una relazione “prima-poi” con il successivo.
Reazione, pulsione, vitalità, creazione, esistenza, tempo, capacità di immaginare. Forza, movimento, suono, memoria, certezza che esiste un seno.
L’essere e il tempo dell’essere umano si creano con la nascita e scompaiono con la morte. La paura della morte non esiste. Esiste la volontà di non morire. Ma essa non è paura. È capacità di amare, espressione dell’essere esseri umani, che è voler stare con gli altri, esseri umani diversi da se stessi.

L’editoriale è tratto dal numero di Left in edicola

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