Londra ha tremato per la terza volta in un mese, il Medio Oriente continua a farlo quasi ogni giorno. In Afghanistan dopo gli attentati a Jalalabad e Kabul della settimana scorsa, tra cui quello devastante nella Zona Verde – dove si trovano tutte le ambasciate e le sedi delle istituzioni -, una nuova scia di sangue copre la mappa del Paese in guerra.

E si continua a morire mentre si piangono altri morti. Sarebbero quasi venti gli uomini che nella capitale hanno perso la vita mentre il mullah pronunciava i versi del Corano alle esequie per seppellire il figlio del vicepresidente del Senato, Mohamed Salem Izadyar. Il giovane che aveva preso parte alle proteste per l’attentato alla Zona Verde qualche giorno prima, è stato colpito dai proiettili dell’esercito insieme ad altri quattro ragazzi che erano scesi in strada dopo l’attentato. In piedi per lui, intorno alla sua bara, c’erano gli alti ranghi dell’esercito, ministro degli esteri Rabbani compreso.

Anche se i talebani negano ogni coinvolgimento, per il padre del ragazzo, Alam Izedyar, è opera del network di Haqqani. Solo poche ore fa invece nella provincia meridionale di Kandahar, sei membri delle forze dell’ordine che hanno perso la vita in uno scontro a fuoco.

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