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Due milioni di cittadini della capitale britannica hanno firmato una petizione online chiedendo che sia annullato l’invito della premier Theresa May al presidente Usa, Donald Trump.

Un sindaco contro un presidente. Un musulmano liberal contro l’autore del Muslim Ban. Se ne parla fino alla press room della Casa Bianca, dove Sarah Sanders, portavoce del presidente americano, nega che Trump stia ingaggiando una battaglia contro il sindaco di Londra Sadiq Khan. “Ma i tweet del presidente matters, contano?” chiede una giornalista in conferenza stampa. La risposta è: “Sono uno strumento di comunicazione non filtrato dai pregiudizi dei media” che, aggiunge, comunque li enfatizzano troppo.

Tutto per colpa di alcuni degli ultimi due cinguettii degli oltre 35mila del presidente. Trump dopo gli attacchi terroristici nella capitale inglese ha scritto: “Scuse patetiche del sindaco, i MSM stanno facendo fatica a venderle”. La parola che scrive a lettere capitali sono i main stream media.

“Non ho tempo per i tweet di Trump” ha detto Khan in diretta alla CNN, “sono al lavoro”, si dovrebbe cancellare la visita di Trump, “non dovremmo srotolare il tappeto rosso per l’arrivo del presidente, la sua politica va contro tutto quello in cui crediamo”. Da quando la visita del Capo di Stato americano è stata annunciata, in concomitanza con l’invito di Theresa May, sono quasi due milioni gli inglesi che hanno chiesto, attraverso una petizione on line, che venga cancellata.

Congiunture non inconsuete. A due giorni dalle elezioni, insieme a Corbyn, Sadiq Khan si unisce all’accusa del laburista per i tagli applicati da Theresa May alla polizia e ai servizi segreti britannici che la premier, durante il suo mandato da ministro degli Interni, applicò a Scotland Yard. Corbyn ha chiesto le dimissioni del Primo Ministro che ha parlato in diretta alla BBC, schierandosi con Khan dopo gli attacchi digitali di Trump e dicendo che contro il terrorismo “va cercata una nuova strategia”.

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