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Un “pasticcio all’italiana”, altro che legge elettorale sul modello tedesco. Così ha definito il testo, il deputato di Mdp Alfredo D’Attorre che ha partecipato ai lavori nella Commissione Affari costituzionali prima della discussione in aula (vedi prossimo numero di Left del 10 giugno). Niente voto disgiunto e nemmeno la possibilità di preferenze che gli esponenti di M5s hanno sonoramente bocciato. «Un tradimento incredibile», ha detto D’Attorre anche rispetto al voltafaccia grillino rispetto ai nominati.

Rincara la dose anche Anna Falcone, vicepresidente del Comitato per il No che ha appena lanciato insieme con Tomaso Montanari l’appello per “Un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza” per una sinistra unita (sempre su Left del 10 giugno). «La cosa più grave sono i nominati. Ancora una volta non si è riusciti a mettersi in sintonia con i cittadini che non si sentono rappresentati da persone che siano scelte e votate direttamente dal popolo», dice Falcone. Invece qui si tratta di votare candidati «doppiamente blindati in collegi uninominali e con liste bloccate». Insomma, «devi prendere l’intero pacchetto», conclude Falcone. Ancora una volta l’attuazione dell’art.49 della Costituzione che sancisce il diritto dei cittadini a riunirsi in partiti ma soprattutto «a concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale».

Domani un altro sit-in a partire dalle ore 16 davanti a Montecitorio da parte dei giuristi del Coordinamento per la democrazia costituzionale e i Giuristi democratici.

Oggi il dibattito a Montecitorio va avanti a oltranza. Ci sono tanti nodi irrisolti. E non a caso il Comitato dei Nove, il gruppo ristretto che prepara i lavori d’Aula con le indicazioni sugli emendamenti, ha dovuto far slittare il proprio incontro al pomeriggio dopo le votazioni sulle pregiudiziali di costituzionalità. Sono state tre  presentate da Mdp, Ci e Ap relative al rispetto della Costituzione a proposito della partecipazione dei cittadini, sulla base degli articoli 56, 57 e 48 della Carta. Il punto contestato è la determinazione dei collegi prevista sul censimento di 26 anni fa. La Camera, a scrutinio segreto, le ha bocciate con 182 voti a favore. Per quanto riguarda gli emendamenti, sono circa 210, su 300 presentati, gli emendamenti che dovranno essere votati dall’Aula. Chi volesse seguire i lavori si può collegare qui.

 

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