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Dal ritorno di fiamma degli inglesi per il Labour di Corbyn, alle nostalgie europeiste della Scozia e dell’Irlanda, ai moniti di Bruxelles. Sono diverse le incognite che gravano sulle politiche dell’8 giugno volute fortemente dal primo ministro, Theresa May eppure, anche per i Conservatori, ad alto rischio

Uno spettro si aggira per il Regno Unito che va alle urne l’8 giugno. È il fantasma di un Paese lacerato dopo la strage di Manchester e la cui unità sembra scricchiolare ogni giorno di più. La minaccia arriva come sempre dalla Scozia di Nicola Sturgeon che rilancia la proposta di un nuovo referendum per l’indipendenza, cui fa eco con la stessa richiesta, l’Irlanda del Nord, eterna spina nel fianco di Westminster. Le elezioni politiche anticipate sono state fortemente volute da Theresa May. Il primo ministro spera che la vittoria dei Tories dia ancora più fiato alla sua leadership tanto da poter fare la voce grossa a Bruxelles, ostinata nel suo disegno di ottenere il massimo dello sconto con il mantenimento del libero accesso al mercato unico europeo e il minimo della pena con la limitazione del libero movimento di persone provenienti dall’Europa. Nel frattempo sfoggia i muscoli di un governo guidato da un partito capace di reggere saldamente le redini del Paese. A darle man forte, i segnali di un’economia in apparente ripresa, secondo le stime del Fondo monetario internazionale che ad aprile ha aggiornato al rialzo le previsioni di crescita dell’economia britannica, con la sterlina che sempre ad aprile, ha toccato il massimo contro il dollaro. Il tutto nonostante la rimonta dell’inflazione e la decrescita dell’occupazione. Eppure, il 22 maggio è arrivata da Bruxelles l’ennesima doccia fredda. Il consiglio straordinario dei ministri degli Affari europei ha decretato che Londra pagherà senza sconti la sua uscita dall’Unione europea. Un piano di pagamento piuttosto salato da esaurirsi entro il 2020, anno in cui si spera che il lungo processo della Brexit sia finalmente completato, con buona pace dei litiganti. Per quando riguarda il conto in moneta contante, non sono state emesse cifre ufficiali ma si stima che il saldo oscillerebbe tra i 60 e 100 miliardi di euro. Nel piano presentato da Bruxelles, entrano anche i costi di “trasloco” delle due principali agenzie Ue che hanno sede a Londra (l’European Banking Authority e l’ European Medicine Agency). La lista presentata dal governo europeo, ha tra le priorità assolute le garanzie dei diritti dei cittadini europei e delle imprese Ue residenti nel Regno Unito. Mentre l’Europa le presenta il conto, un altro grattacapo affligge la signora May ed è rappresentato dal Labour guidato da Jeremy Corbyn che nonostante le diatribe interne, sta rimontando rapidamente, assestandosi al 38% contro il 43% dei conservatori, nelle preferenze dell’elettorato. E non la consola che nel frattempo molti voti sfuggiti all’Ukip di Nigel Farage, siano andati a rimpolpare quelli del suo partito.

L’articolo è tratto dal numero di Left in edicola

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