No is not enough. No non è abbastanza è il titolo del suo ultimo libro, che doveva essere scritto «prima che le cose si mettessero così male». «L’esponente più influente e più visibile della sinistra americana», come la chiama il New Yorker, è tornata. Non è mai andata via, in realtà e ha le idee sempre più chiare da quando ha scritto No Logo 17 anni fa, pubblicato prima che i social media rendessero «il brand la nostra seconda natura».

Naomi Klein all’epoca aveva 30 anni e ora ride di quanto sia stata ingenua allora: quelle teorie valevano prima di Facebook, Twitter, Instagram. Anche il brand è tornato più forte di prima ed è diventato il presidente degli Stati Uniti.

L’autrice del libro The shock doctrine, che risale al 2008, dice che Donald Trump è il primo «presidente brand» e «tiene tutti in uno stato di reazione costante, non sfrutta lo shock esterno, è lui stesso lo shock. Ogni dieci minuti ne crea uno». Con twitter plasma la politica a sua immagine e somiglianza. Si è circondato di alcuni «dei più grandi approfittatori mondiali della crisi», come Willbur Ross, il «re della bancarotta» e in altri momenti della storia americana «il semplice fatto che l’amministratore delegato della Exxon fosse segretario di Stato sarebbe stato uno scandalo», dice la Klein.

«No non è abbastanza, resistere alla politica di Trump e vincere il mondo di cui abbiamo bisogno» sono titolo e sottotitolo della sua ultima opera. Le persone intorno a Trump stanno usando il suo caos per vantaggi personali ed economici, l’esatto contrario di quello che il presidente ha giurato nella sua campagna elettorale. Ma «la parte peggiore è che peggiorerà», dice la Klein. Questa amministrazione è da tenere a bada soprattutto quando avrà «uno shock esterno da usare, uno shock economico come quello del 2008. Come quello terroristico a Manchester o Parigi 2015. Una catastrofe naturale come l’uragano Sandy». Sarà un «con uno shock del genere, che potrebbero riscrivere la mappa politica in una notte. La squadra di Trump avrebbe mano libera per applicare le sue idee più estreme».

Non bisogna focalizzare sui capelli paglia che pigiano sui tasti. «Trump è uno showman e sa quanto distrae lo show. È la storia del suo business». Insomma, dice Klein, «Trump è un’idiota, ma non sottovalutate quanto sia bravo a farlo».

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