Fino al primo ottobre (salvo proroghe), al Victoria and Albert Museum di Londra, la mostra Their Mortal Remains racconta la storia di una band leggendaria, i Pink Floyd. Nello stesso luogo che ospitò qualche anno fa la mostra su David Bowie.   I quattro ragazzi di Cambridge si incontrarono al college – Roger Waters, Syd Barrett, Nick Mason, Rick Wright, a cui si aggiungerà poi David Gilmour – hanno dato un contributo fondamentale al rock. Nata musicalmente all’Ufo Club di Londra, la band proponeva dal vivo suite psichedeliche con ampio spazio all’improvvisazione.
All’inizio della mostra ci vengono consegnate delle cuffie, facilitando la comprensione durante tutto il percorso immersi nella musica. Immagini d’epoca come il video promozionale di Arnold Layne, il loro primo singolo pubblicato esattamente cinquant’anni fa. Interviste, brani tratti da film come Zabriskie Point o da  Pink Floyd a Pompei. La mostra dedica una sezione alla figura geniale di Syd Barrett, purtroppo consumato dall’uso di Lsd.
Fra centinaia di oggetti e strumenti in ordine cronologico, ad un certo punto ci si imbatte in una vetrina in cui viene raccontato come nacque il nome del gruppo. Le foto di Pink Anderson e Floyd Council, due bluesman afroamericani, spiccano in bella evidenza. Un filmato  ci mostra la band impegnata in studio per le registrazioni di The Piper at the Gates of Dawn, album d’esordio nato dal genio di Barrett. Poi, a seguire, A Saucerful of Secrets, in cui la presenza di Barrett comincia a svanire, anche se lo stile c’è ancora, Ummagumma molto amato dai fan ma non accettato del tutto dal gruppo, Atom Heart Mother, Meddle e Pink Floyd: Live at Pompeii.
Proseguendo nella mostra si arriva nelle sale dove si viene catturati dalla musica dell’album che forse non è il loro capolavoro ma sicuramente il successo commerciale più fortunato, The Dark Side of the Moon, il disco dei record. I Pink Floyd per questo disco hanno venduto 45 milioni di copie, sono stati 17 anni consecutivi nella classifica di Billboard. Un’altra sala è dedicata a quest’album con la possibilità di ascoltarlo integralmente davanti a una specie di acquario in cui fluttua il mitico prisma dell’altra mitica copertina.
I loro dischi hanno sempre avuto delle copertine speciali e visionarie create dallo Studio Hipgnosis. Proseguendo nella visita ci si imbatte negli strumenti con cui hanno registrato i loro album. Dalle Fender di Gilmour, al leggendario Synth Vcs3 e le tastiere di Wright, ai bassi di Waters. La sala successiva è dedicata all’ennesimo capolavoro del gruppo, “Wish You Were Here”. Qui si ascolta il racconto di Waters e Gilmour sulla nascita del brano che dava il titolo all’album. Ci si immerge in un’atmosfera da sogno completata da gigantografie delle immagini di copertina.
Proseguendo si arriva nella sala che rappresenta l’aspetto politico, antimilitarista e sociale della band rappresentato da tre dischi, Animals, The Wall e The Final Cut (quest’ultimo vedrà l’uscita definitiva di Waters dal gruppo). Viene spiegato come è stato realizzato Algie, il maiale che sorvola la centrale elettrica di Battersea nella copertina di Animals. Viene descritta la storia di Pink, il personaggio “autobiografico” di The Wall, vi sono i pupazzi e il mitico muro.
La mostra sembra concludersi qui. Il finale ci regala un’atmosfera mozzafiato con tanta emozione e occhi lucidi. In un grande salone, grazie all’Ambeo Mix, un’esperienza visiva e sonora dove si ascoltano in sequenza, su schermi a 360 gradi, il video di Arnold Layn”, quello di High Hopes da The Division Bell e infine Comfortably Numb del 2005 per il Live 8 in cui Waters, Gilmour, Mason e Wright si riuniscono, sul grande palco allestito ad Hyde Park, e suonano insieme per l’ultima volta.
Uscendo dalla mostra si ha la sensazione di aver fatto un grande tuffo nel passato. Una band che ha fatto sognare milioni di fans in tutto il mondo. Unici nel loro genere, costituiscono uno dei pilastri fondamentali nella storia della musica, continuando a influenzare generazioni di musicisti.

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