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Il giorno di guerriglia più sanguinoso dell’anno. Il bilancio è quello tragico di uno Stato in guerra, anche se l’Egitto ufficialmente non lo è: 40 morti tra i miliziani dello Stato Islamico, 23 tra le fila dei soldati dell’esercito regolare di Al Sisi. I militari pattugliavano la zona nord orientale del deserto del Sinai. L’autobomba è esplosa al valico del compound di Al Barth. Si è consumato ieri l’attacco più letale dell’anno contro le divise del Cairo, dove oltre venti soldati hanno perso la vita.

I takfiri, come i soldati neri di al Bagdadi vengono chiamati in Egitto, indossavano divise dell’esercito quando sono arrivati a bordo dei fuoristrada aprendo il fuoco e uccidendo, tra gli altri, membri delle forze speciali e il colonnello del loro battaglione, Ahmed el Mansi. Per questo attentato, rivendicato da un’ala affiliata allo Stato Islamico nel Sinai, l’esercito egiziano ha risposto a poca distanza dal compound, sito nel cuore di una roccaforte dell’IS.

A sud di Rafah i soldati hanno così aperto il fuoco contro i miliziani, almeno 40 hanno perso la vita durante la battaglia. La presenza degli islamisti a ovest e sud di Rafah, intorno alla città di Sheikh Zuweid, è massiva come nell’area del Sinai sita intorno alla città di el Arish. E’ ancora in vigore nella zona desertica dell’Egitto lo stato di emergenza proclamato da Al Sisi nell’ottobre del 2014, mese in cui 30 soldati egiziani persero la vita in un singolo attacco.

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