Negli Stati Uniti che fanno quotidianamente i conti con le politiche xenofobe del presidente Trump si contano almeno cinquemila nuovi americani al mese. Entro la fine dell’estate almeno 15.000 immigrati saranno protagonisti del giuramento sulla bandiera a stelle e strisce in decine di “celebrazioni di naturalizzazione”, dal Monte Vernon in Virginia, al Museo della Seconda Guerra Mondiale a New Orleans fino alla California.

«È un ottimo momento per ricordare che siamo una patria di migranti da 241 anni», ha scritto Alan Gomez su Usa Today il 4 luglio, giorno dell’Indipendenza,«quello che è cambiato drammaticamente sono i motivi per cui le persone migrano, che ruolo giocano nella società, come ci relazioniamo a loro, come sono trattati dai nativi, in che dibattito sono coinvolti».

Il 13,5% della popolazione statunitense, circa 43 milioni di persone, è costituita da immigrati. La percentuale  attuale è più bassa rispetto a quella del 1800, ma più alta subito dopo quella della Seconda Guerra Mondiale. Mentre il presidente Trump vara Muslim ban e parla di wall e barriers per arenare i migranti economici dal Messico, propagandando queste scelte come una tattica antiterroristica governativa, altre centinaia ogni giorno da Africa, Asia, America Latina si mettono in viaggio, entrano in USA da visitors e diventano undocumented migrants.

Una ricerca della National Academy of Sciences, Engineering and Medicine ha calcolato che i migranti di prima generazione costano ai contribuenti americani oltre 57 miliardi di dollari all’anno, «una cifra che il presidente Trump ha citato al Congresso a febbraio, per giustificare il tema chiave della sua campagna elettorale nel 2016. Ma ha omesso la seconda parte della ricerca: la seconda e terza generazione di migranti crea un beneficio economico netto di 223,8 miliardi di dollari. L’ultima frase del report dice che i migranti sono un big plus per gli Stati Uniti nel tempo».

Mentre l’Europa combatte contro se stessa per le quote di rifugiati, in America il dibattito procede al pari nella società civile nel mese dell’anniversario della battaglia per l’indipendenza: «La battaglia sul ruolo della migrazione in America non finirà presto. Una sola cosa rimane certa: mentre celebriamo la nascita della nostra nazione, centinaia di persone alzeranno la mano, faranno il loro giuramento e diventeranno cittadini degli Stati Uniti d’America».

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