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Costruire una rete di under 30 per rimettere insieme i cocci di ciò che sta a sinistra del Pd ripartendo dai giovani e dai territori. Ennesimo slogan incartapecorito, annotato da cronisti a margine di un comizio di partito? No, è un giovane ravennate a dirlo. Alan Arrigoni, 18 anni, III liceo classico. Ma non è da solo: al suo fianco i cento ragazzi che hanno firmato il suo appello “Per la Sinistra unita”, nei primi due giorni dalla pubblicazione. «Ragazzi contattati in giro per l’Italia e impegnati in partiti differenti, da Articolo 1 a Possibile, dai Verdi a Sinistra italiana – spiega Alan a Left – ma anche attivisti di formazioni civiche e del mondo del volontariato».

L’obiettivo è titanico, ma il suo accento romagnolo non tradisce timore. «Chiediamo agli schieramenti che si collocano a sinistra responsabilità, unità e un progetto alternativo al Pd chiaro, di governo e lungimirante, che non nasca con l’obiettivo di un cartello elettorale destinato a vita breve» si legge nell’appello. «Un fronte comune che parta dal basso e dai territori, in quanto mosse politiciste e scelte calate dall’alto non possono che risultare perdenti in partenza, che sappia prendere decisioni nette e che sia in grado di coinvolgere i milioni di elettori progressisti sfiduciati, disorientati o accasatisi al M5S, mettendo al centro contenuti validi e proposte credibili». E la rete di giovani battezzata da Alan “Primavera progressista”, composta per ora dai sottoscrittori dell’appello e dai blogger del sito, dovrebbe rappresentare un esempio, l’innesco di questo percorso virtuoso. Ma, prima ancora, uno spazio di discussione e di confronto tra giovani che antepongono ciò che li unisce da ciò che divide.

«Inizialmente pensavo fosse utopistica – confessa il ravennate – ma la risposta positiva che ha avuto mi ha stupito». Oltre ai cento firmatari, ci sono le 1100 – 1200 visualizzazioni del sito (https://primaveraprogressista.wordpress.com). «Tutto è partito dai social network e dai canali che permettono comunicazioni rapide», ma al più presto il terreno del confronto si potrebbe spostare nel mondo analogico. «Siamo ai primi step, bisognerà vedere come organizzarsi, si pensava ad una associazione, ma decideremo tutto dopo una assemblea, si pensava a settembre». Un progetto che vorrebbe essere un modello per la sinistra “dei grandi”, troppo spesso rottamatrice soltanto a parole. Alan conosce da vicino i meccanismi della politica, è consigliere territoriale di “Sinistra per Ravenna” e vicepresidente della commissione “Scuola cultura e sport” della sua circoscrizione. E su come i partiti trattano le “nuove leve” non le manda a dire. «Il ruolo delle giovanili di partito – il tono diventa più tagliente – è stato un po’ svilito. Non possono solo chiudersi in una stanza per capire come far prendere il 3-4 percento al proprio partito. Noi stessi dovremmo stare attenti ad evitare questa scelta perdente, in futuro».

Quello che apre Alan è lo spaccato di una politica che è riuscita a rendere l’imperativo “spazio ai giovani” un motto tanto diffuso quanto vuoto. Ma gli under 30 che rifiutano questa logica ci sono «A differenza dello stereotipo dei giovani, sono in tanti ad avere questa esigenza». E il rifiuto è anche verso la frammentazione: «Siccome c’è un vuoto completo di organizzazione trasversali, noi vorremmo colmarlo».

Per questi motivi la critica non è diretta solo al Pd – «chi dice che il Pd è argine ai populismi sbaglia, sono proprio le sue politiche liberiste che portano consenso ai populisti» – ma anche al progetto di Pisapia: «Rifondazione comunista muoveva perplessità su Pisapia per esempio, noi non vorremmo escludere nessuno». I tre pilastri fondamentali della sinistra che verrà dovranno essere: unità, il ripartire dal basso (dalle fabbriche, dalle periferie), l’essere alternativi Pd (considerato un partito centrista, verticista e liberista). E poi, un europeismo critico ma convinto dalla maggior parte del gruppo, e il rifiuto convinto del leaderismo.

Anche la loro pagina internet rispecchia la voglia di unità, persino quella tra generazioni: in alto in apertura c’è un sorridente Berlinguer. «L’emblema della nostra sinistra», lo definisce. Non proprio un personaggio giovane, e non proprio un “anti-leader”, bisogna ammettere. Ma forse la loro scelta è eloquente. I giovani hanno bisogno di organizzarsi, di costruire i propri simboli. E, quando non hanno spazio, provano a costruirlo senza chiedere permesso.

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