Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha annunciato domenica che il Parlamento non procederà con l’approvazione della legge ius soli, che avrebbe concesso la cittadinanza italiana ai bambini nati in Italia – con uno dei due genitori residenti nel Paese da più di 5 anni – e a quelli venuti qui da piccoli dopo aver compiuto un ciclo di studi (ius culturae).  Un vero dietrofront da parte del governo che fino a qualche settimana fa si dichiarava assolutamente favorevole all’approvazione del ddl.
«Ci sentiamo non solo traditi dal governo, ma anche presi in giro: dopo tante promesse ci troviamo ancora nella stessa situazione» ci ha detto Youness Warhou, 23 anni, tra i fondatori del movimento Italiani senza cittadinanza, «Hanno calendarizzato il ddl, hanno detto che l’avrebbero votato entro fine luglio e adesso l’hanno rimandato. Non si rendono conto che stanno giocando con la vita di giovani e bambini che sono appesi ad un permesso: ci stanno distruggendo».
Nella nota rilasciata domenica dal presidente del Consiglio si legge che: «Tenendo conto delle scadenze urgenti non rinviabili in calendario al Senato e delle difficoltà emerse in alcuni settori della maggioranza, non ritengo ci siano le condizioni per approvare il ddl sulla cittadinanza ai minori stranieri nati in Italia prima della pausa estiva. Si tratta comunque di una legge giusta. L’impegno mio personale e del governo per approvarla in autunno rimane».
Nella nota Gentiloni si riferisce all’indisponibilità del partito di Angelino Alfano, Alternativa popolare, a votare per il disegno di legge. Il partito di Alfano, che è il principale alleato del Partito Democratico, ha infatti espresso molti dubbi rispetto all’approvazione dello ius soli, per ragioni di “opportunità”: in altre parole, Alfano e il suo partito si sono mostrati timorosi di perdere consensi votando una legge del genere in un momento in cui le preoccupazioni sull’immigrazione sembrano crescere di giorno in giorno.
«Sono solo giochi politici da palazzo a cui noi ormai siamo abituati: sono 13 anni che fanno questi giochetti e sembra che la parte politica di cui ci fidavamo, la maggioranza, non sia più affidabile» ha amaramente detto Youness, «Continuano a rimandare perché manca il coraggio. Non ci sono i leader giusti, perché se ci avessero tenuto a questa causa non avrebbero continuando a rimandare e a tirarsi indietro davanti ad atti di giustizia e di diritto, perché lo ius soli è questo: un atto di diritto. Se ci tenessero alle nostre vite, se capissero quanto questo influenzi la nostra esistenza di tutti i giorni, non avrebbero ancora tardato».
Nella nota il presidente del Consiglio assicura che la discussione del disegno di legge verrà rimandata all’autunno. Ma che cosa cambierà in autunno non è ben chiaro. «Sembra che tutto sia più urgente dei nostri diritti, perché questa è una manovra già vista: è già successo al referendum del 4 dicembre ed è successo di nuovo a febbraio» ci spiega Youness, «Sono solo bugie, per prenderci in giro, per far tardare quest’approvazione, per affossare questa legge per sempre. Perché questa legge non la si vuole fare. Sappiamo benissimo che in autunno si parlerà di legge elettorale e di altre cose e noi saremo ancora qui».
La decisione di Gentiloni risulta presa in accordo con il segretario del Pd Matteo Renzi, le cui insistenze per l’approvazione della legge sembravano essere maggiori. Ovviamente la decisione del governo è stata celebrata come una vittoria da Forza Italia e dalla Lega, il cui leader Matteo Salvini l’ha immediatamente definita una “vittoria della Lega”.
Nonostante questo dietro front del governo il movimento Italiani senza cittadinanza non si fermerà: «Stiamo scendendo nelle piazze di quasi tutte le città italiane» ci assicura Youness. «Adesso siamo a Reggio Emilia davanti al Comune, nel pomeriggio saremo a Modena, a Padova e anche a Roma per dimostrare il nostro dissenso contro questo ennesimo rinvio».
Una battaglia che continuerà e che è importante che continui. Soprattutto perché se la sinistra italiana si dimostra cosi miope, così spaventata di perdere voti dal rinunciare ad approvare quello che altro non sarebbe se non un atto di civiltà, c’è estremo bisogno di persone che continuino a lottare per vedere rispettare i propri diritti.

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