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Scriveva Vittorio Foa nel libriccino Le parole della politica che «La cosa più importante che si può chiedere a un politico è che deve dare l’esempio». Esempio ovviamente positivo, finalizzato al progresso sociale e culturale della collettività.
Sentendo parlare il sindaco di Latina Damiano Coletta ieri pomeriggio insieme alla presidente della Camera Laura Boldrini all’intitolazione del parco comunale a Falcone e Borsellino, quel luogo che originariamente portava il nome di Arnaldo Mussolini, mi è venuta in mente questa frase del grande uomo di sinistra famoso per la sua indipendenza di pensiero, che tra l’altro, negli ultimi anni viveva a Formia, poco distante da Latina. L’esempio di Damiano Coletta qual è? Il medico cardiologo eletto in una lista civica un anno fa che per la prima volta ha battuto quel centrodestra che deteneva da sempre il potere nella città pontina, ha compiuto un gesto che in apparenza è “normale”, cambiare cioè la denominazione di un luogo pubblico. Accade tante volte negli ottomila comuni italiani. Ma quella targa, nel giorno in cui si ricordava la morte di Paolo Borsellino, ha un enorme valore simbolico. Sì, qualche fischio c’è stato, insieme a qualche coretto da parte di esponenti della destra, ma Coletta ha detto che in quell’atto deciso dalla nuova maggioranza non c’è «nessuna volontà divisoria, nessuna negazione della storia nessun abbattimento di monumenti ma la volontà di unire». Il suo tentativo – difficile ma non impossibile – è quello di ricostruire una memoria comune, o meglio una identità nuova, su valori diversi da quelli celebrati finora.  E quindi per un Paese come l’Italia caratterizzato da una “memoria divisa” come lungamente ci spiegano gli storici (Sergio Luzzatto su Left del 22 luglio), l’essere andato, da parte del sindaco di Latina, oltre il passato “remoto” per affidarsi a idee ed esempi – è proprio il caso di dire – di personaggi che hanno lottato per la legalità come Falcone e Borsellino è qualcosa di dirompente. Soprattutto poi se consideriamo che il territorio pontino è stato dilaniato da forti collusioni tra criminalità e politica, come ha ricordato Coletta nel suo discorso. E come hanno dimostrato le indagini della magistratura. Insomma, le mafie nell’agro pontino sono un problema da tempo.

 

Soltanto celebrando i valori della legalità si unisce, dice il sindaco, perché solo attraverso la legalità e le regole, si costruisce la libertà e la democrazia. «Affermazione che non è figlia di una contrapposizione ideologica ma figlia della nostra Costituzione». La Carta nata dalla Resistenza che a Latina, ricorda Coletta, soltanto quest’anno ha visto un sindaco prendere parte alla celebrazione. La difesa della legalità è stata la strada percorsa dalla lista Latina bene Comune che ha portato Coletta ad ottenere al ballottaggio il 75% dei consensi. Ci sono tanti giovani dietro, c’è stata una grande manifestazione di Libera, insomma qualcosa davvero a Latina è cambiato. «Non c’è più rassegnazione e indifferenza», ha sottolineato Coletta. Per questo motivo «un sindaco ha il dovere morale, etico, di aprire gli occhi alla propria comunità, di non voltare la faccia e di essere un buon esempio tutti i giorni». Come appunto intitolare il parco a Falcone e Borsellino ricordati in maniera efficace sia dalla giovane e combattiva presidente della Provincia di Latina Eleonora Della Penna che dalla presidente della Camera Laura Boldrini che ci ha tenuto a smentire quelle dichiarazioni attribuitegli sul fatto che avrebbe voluto cancellare i simboli del Ventennio. «Sono bufale, assurdità inventate, menzogne inventate a tavolino», ha detto Boldrini.
Torniamo al sindaco e alla sua battaglia che è soprattutto culturale. Fatta di atti simbolici ma anche di ricerca, almeno per rimettere a posto la Storia. Lo ha ricordato lui stesso: la mostra su Oriolo Frezzotti, l’architetto che ha disegnato Littoria e l’accordo con l ‘archivio di stato per il recuperare la documentazione sui progetti della fondazione. Il rispetto per la Storia c’è. Ma poi bisogna andare avanti, con coraggio e con la schiena dritta, pensando al futuro. «Amministrare secondo le regole significa anche dire no, fare scelte impopolari che non portano consenso ma che sono scelte per le future generazioni e garanzia di libertà perché le regole e il rispetto della legalità sono la garanzia per la libertà. Amministrare significa scegliere non cosa conviene fare ma cosa è giusto fare, come in questo caso».
Scegliere non cosa conviene fare ma cosa è giusto fare: una lezione di alta politica.

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