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Ventiquattro ore dopo le dimissioni del capo di Stato maggiore dell’esercito francese, il generale Pierre de Villiers, è stata la volta di un sindaco a essere indignato. Romain Senoble, il sindaco di Forges (Seine-et-Marne), eletto con una lista civica, si sfoga sui social network. Il presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, ha infatti voluto per sé stesso un ritratto ufficiale più grande di quello dei suoi predecessori. Finora il formato della fotografia ufficiale del presidente della Repubblica era di 50 x 65cm. «Chissà perché, scrive il sindaco, quella di Emmanuelle Macron è di 50 x 70 cm». Ovvero 5 cm di troppo.

Eppure già lo scorso febbraio in un’intervista al settimanale francese l’Obs, Emmanuel Macron annunciava il suo gusto per l’eccesso, dichiarando: «La funzione di presidente della Repubblica esige dell’estetismo e della trascendenza»; e aggiungeva che «essere un candidato alla presidenza è avere un modo di vedere e uno stile». Uno stile che lascia basito Romain Senoble, il quale sottolinea che 36.000 comuni di Francia dovranno acquistare per 77 euro, la tariffa Sedi (azienda che vende attrezzature per municipi), una nuova cornice, spendendo complessivamente, secondo i suoi calcoli, 2.772.000 euro. Di contro Le Figaro smentisce che sia in atto un’operazione del genere, mentre l’Eliseo tace.

Ma la vera ragione della rabbia di Senoble è l’annuncio da parte del governo, che gli enti locali (regioni, dipartimenti, comuni …) dovranno risparmiare tredici miliardi di euro prima della fine dei cinque anni presidenziali. Tre volte di più di quanto era indicato nel programma del candidato Macron.

Al contempo Emmanuel Macron ha annunciato la sua intenzione di ridurre il numero dei consiglieri negli enti locali: «Meno eletti ma più protetti, meglio pagati e più liberi di agire». Più protetti da cosa, ci si chiede? Una logica, la sua, che lascia senza parole. I politici locali entrano in allarme per questa minaccia ma non solo: vedono anche il loro budget diminuito in modo draconiano a causa della l’eliminazione prevista dal governo delle tasse sulle abitazioni.

Al di là delle ambiguità, «meno eletti, ma più liberi», l’obiettivo finale della politica di Macron è quello di conseguire 4,5 miliardi di euro di risparmi, per portare il deficit della Francia al 3 per cento del Pil, come prevedono i trattati europei. Macron applica ricette neoliberiste in nome del pragmatismo come aveva riassunto in una intervista del 2013 alla testata online Mediapart. Macron, allora vice segretario generale dell’Eliseo, dichiarava: «Secondo i periodi della storia, ci si può più o meno liberare dai vincoli della realtà. (..) Oggi, l’equazione è storicamente sovradeterminata dalle sollecitazioni esterne, sia della finanza che dell’europea, che delle richieste sociali. Dobbiamo quindi accettare le condizioni per come sono, questo è il momento di raddrizzare il paese».

Ma le condizioni come sono rappresentano anche un rischio per Macron. La destra tradizionale vede l’opportunità di raccogliere il malcontento degli enti locali per recuperare il consenso perduto dopo la sconfitta di Fillon alle presidenziali. Con la riforma del lavoro in corso, le clamorose dimissioni del capo di Stato maggiore, ed ora la crisi nei rapporti con gli enti locali, Macron potrebbe essere già in difficoltà. Sembra più facile apparire in pompa magna accanto a Putin e Trump piuttosto che affrontare i problemi del paese. Nel frattempo, per risolvere il problema di 5 cm e risparmiare sulle nuove cornici, c’è chi sussurra di tagliare la testa del presidente, un vecchio vizio del paese. Peraltro sono passati pochi giorni dal 14 luglio.

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