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Circa centomila soldati russi. Destinazione: mar Baltico, su suolo bielorusso, confine est Nato. Tempo di dispiegamento: fine dell’estate 2017. Nome in codice dell’esercitazione militare: Zapad, ovvero, Occidente. Armi: 800 carri armati, 300 pezzi d’artiglieria, decine di lanciatori di missili Iskander. A molti, queste esercitazioni volute dal presidente russo Vladimir Putin, ricordano i giorni della vecchia Guerra fredda. Altri si preparano già a quella nuova.

Le manovre Zapad, già replicate nel 1999, 2009, 2013, si svolgeranno nelle vecchie basi sovietiche dove sono stanziali perennemente mille militari russi, interessati a comunicazione e logistica. Le autorità russe dicono che i soldati dispiegati saranno solo 13mila in queste operazioni congiunte tra Mosca e Minsk nel mar Baltico, fino a Kaliningrad, enclave russa in territorio europeo.

Le truppe della guardia della prima armata corazzata russa, abolita nel 1999 e ripristinata nel 2015, uno dei poteri offensivi di epoca sovietica, attiva proprio in Europa orientale prima contro i tedeschi nazisti e poi a Praga Drante la primavera del 1968, arriveranno di nuovo nell’Europa dai confini riscritti dai conflitti del Novecento.

Per Jens Stoltenberg, segretario generale Nato, molti più militari di quelli dichiarati prenderanno pare alle operazioni militari, «in numero sostanzialmente maggiore di quelli ufficiali». Tony Thomas, generale in comando delle forze speciali, ha detto che «il timore che poi non se ne andranno non è paranoia». Peter Zwack, generale in pensione che ha servito la bandiera stelle e strisce a Mosca nel 2012, ha detto che il messaggio è «vi stiamo guardando, non scherzate con la Russia, siamo forti«. Ad est si chiedono questo: è un atto di intimidazione e pressione o preparazione d’intervento? Per Philip Breedlove, generale dell’aviazione «è un chiaro messaggio ai Baltici e alla Polonia».

Prima la guerra ucraina, poi l’intervento in quella siriana. Infine, e soprattutto, l’interferenza nelle elezioni presidenziali americane nel 2016. La guerra era stata già dichiarata negli ultimi giorni del governo Obama: 35 diplomatici russi sono stati obbligati ad abbandonare le sedi di New York e Washington. La Russia ha alzato la posta e ha recentemente risposto con l’espulsione di quasi 800 diplomatici americani, esattamente 755, dal suolo della sua Federazione, una risposta al pacchetto di contromisure economiche votate al Congresso americano la settimana scorsa con 419 voti a favore del sanction bill. “L’intervento in elezione” è stata la causa del rafforzamento delle sanzioni, il pacchetto di misure anti-russe più ampio mai varato finora.

Questo ultima proposta di legge approvata è “un’insolenza”, ha detto Putin. «Non possiamo tollerare questa insolenza senza fine verso il nostro paese, è inaccettabile, distrugge le relazioni internazionali». «La speranza è l’ultima a morire», ha detto Konstantin Kosachev, presidente delle relazioni estere del Cremlino, «ma muore».

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