Condividi

Il 13 novembre 2012 un gruppo di attivisti occupa un immobile abbandonato, l’ex caserma Masini. Nel corso degli anni l’abbandono diventa collettività, le stanze vuote si riempiono e gli abitanti del quartiere si stringono attorno al nuovo spazio occupato. Questa è la storia del centro sociale Làbas di Bologna, che ieri mattina è stato sgomberato. «Da ieri il centro sociale Làbas non ha più casa – ha detto a Left l’esponente del collettivo Tommaso Cingolani – certamente è avvenuto lo sgombero di uno spazio fisico, ma soprattutto di un’idea: di un immaginario politico, sociale e culturale che in 5 anni aveva preso corpo e vita a Làbas». Alle 7 di mattina è cominciata l’operazione di sgombero del centro sociale di via Orfeo, 50 attivisti si sono seduti di fronte all’ingresso del Làbas per bloccare lo sgombero e sono cominciati gli scontri con la polizia. Gli agenti, in tenuta antisommossa, hanno dapprima cominciato a trascinare via di peso gli attivisti seduti a terra e poi a caricare gli esponenti del collettivo. Sono intervenuti anche i vigili del fuoco per spegnere le fiamme di alcune balle di fieno che si trovavano all’interno dell’immobile e a cui gli esponenti del collettivo avevano dato fuoco nel corso dello sgombero. Durante gli scontri ci sono stati una decina di attivisti feriti, come denuncia il Làbas e la Questura di Bologna ha fatto sapere che 5 poliziotti sono stati trasportati all’ospedale per farsi refertare. L’ex caserma Masini è di proprietà di Cassa depositi e prestiti e nei giorni scorsi il pubblico ministero Antonello Gustapane ha emesso un decreto di sequestro per l’immobile. Nella mattinata di ieri è stato sgomberato un altro centro sociale: il laboratorio Crash in via della Cooperazione, nella periferia bolognese. Al momento dello sgombero non erano presenti gli esponenti del collettivo e sono stati posti i sigilli all’immobile.

Dal 2012 gli attivisti di Làbas hanno riqualificato l’ex caserma, in stato di abbandono da lungo tempo, trasformando il centro in un punto di riferimento della realtà cittadina bolognese. All’interno del centro sociale si trovava un dormitorio sociale autogestito “Accoglienza degna” con 15 posti letto destinati a migranti e a senza tetto, una scuola di italiano per stranieri, un laboratorio di birra artigianale, una pizzeria biologica, una sala prova, una stanza polivalente e il mercato settimanale “Campi aperti” con prodotti biologici a chilometro zero. «La matrice di tutti i progetti di Làbas è una: promuovere serivizi accessibili e fruibili in prima persona da chiunque abbia la volontà di cedere parte della propria individualità a favore di una ricchezza e di un bene collettivo» spiega Tommaso «la maggioranza dei residenti del quartiere ha reagito manifestando rabbia e tristezza: sono diventati virali i video dei residenti che piangono e protestano durante lo sgombero del centro. Ma né i residenti, né noi attivisti abbiamo intenzione di arrenderci: il 30 agosto ci sarà una grande assemblea pubblica in vista della manifestazione che stiamo organizzando per il 9 settembre, a cui speriamo si uniscano migliaia di cittadini e con cui ci riprenderemo Làbas. Làbas non è finito, so che può sembrare pura retorica, ma invece questa volta è quanto mai reale: questi centri sono importanti, sono presidi che difendono il presente, esprimendo un futuro accessibile fatto di cittadinanza attiva e sussidiarietà orizzontale».

 

Aggiornamento del 10 agosto ore 15:05Apprendiamo da un post pubblicato sulla sua pagina Facebook dal sindaco di Bologna, Virgiano Merola, che la palazzina del Làbas, ex caserma Masini, è destinata a «residenze private e alberghi».

Commenti

commenti

Condividi