Per i rifugiati di piazza Indipendenza non si trova una soluzione. Dopo le violente cariche della polizia di giovedì mattina i rifugiati sono stati quasi tutti dispersi. La centralissima piazza romana è stata completamente svuotata: i pochi bagagli e oggetti delle persone cacciate dal palazzo, sono stati portati via e le strade intorno all'ormai ex presidio sono sorvegliate da decine di poliziotti in tenuta antisommossa. I rifugiati, che negli ultimi 5 giorni hanno dormito fra le aiuole di piazza Indipendenza nei pressi della stazione Termini, sono stati sgomberati dal palazzo occupato di via Curtatone in cui vivevano dal 2013. All'interno della palazzina occupata risiedevano 800 rifugiati: oltre 250 famiglie composte per la maggior parte da rifugiati eritrei ed etiopi. La proprietà dell'immobile occupato ha offerto alcuni villini nei pressi di Rieti e 80 posti in un centro d'accoglienza a Torre Maura a Roma per sei mesi. Ma le soluzioni sono del tutto inadeguate perché tra l'altro dividerebbero delle famiglie e renderebbero impossibile mandare a scuola i bambini. «Mi è stato offerto un posto negli alloggi di Rieti, ma ho dovuto rifiutare: io lavoro a Roma, non possiedo una macchina e non avrei saputo come venire qui ogni giorno. Non posso permettermi di perdere il lavoro – ci ha raccontato una giovane rifugiata eritrea - Per fortuna stanotte dormirò al chiuso, i miei datori di lavori hanno saputo di quello che è successo oggi e mi hanno chiesto di dormire in ufficio, fino a quando non troverò una soluzione». Gli 80 posti offerti sono poi del tutto insufficienti rispetto al numero dei rifugiati sgomberati dalla palazzina di via Curtatone: molte famiglie sarebbero quindi state divise. Gli alloggi offerti risultano inoltre del tutto inadeguati: grandi camerate spoglie in cui i rifugiati - tra cui numerosi bambini e donne incinte - avrebbero dovuto dormire tutti insieme. Un'altra giovane donna ci ha invece spiegato di aver rifiutato l'alloggio a Rieti dato che i figli, iscritti a scuola a Roma, non avrebbero saputo come raggiungere l'istituto. Intorno alle 17 si è conclusa una riunione a cui ha partecipato una numerosa rappresentanza dei rifugiati sgomberati, due assessori del Municipio II (Anna Vincenzoni e Lucrezia Colmayer), Medici senza frontiere, Croce Rossa, Unhcr, Caritas e la Casa dei diritti sociali. La riunione si è conclusa in un nulla di fatto. Si è discusso perlopiù di dove poter dormire questa notte. Risultato? I rifugiati anche oggi dormiranno per strada e alla riunione si è discusso per capire quale piazza fosse più sicura, per evitare che i rifugiati subissero nuove cariche da parte della polizia. A tal proposito al termine della riunione, una delegazione fra cui i due assessori si è recata in prefettura. In tutto questo il Comune di Roma rimane in silenzio e questo aggrava ancor di più una situazione indegna di un Paese civile. Alcune organizzazioni per i diritti umani stanno pertanto organizzando una grande manifestazione davanti al Campidoglio per protestare contro lo sgombero forzato. Appuntamento sabato 26 agosto. Nel frattempo centinaia di persone, tra cui decine di donne e bambini, continueranno a dormire per strada nella Capitale di uno dei Paesi più industrializzati del mondo. [video width="1920" height="1080" mp4="https://left.it/wp-content/uploads/2017/08/20170824_163815.mp4"][/video]

Per i rifugiati di piazza Indipendenza non si trova una soluzione. Dopo le violente cariche della polizia di giovedì mattina i rifugiati sono stati quasi tutti dispersi. La centralissima piazza romana è stata completamente svuotata: i pochi bagagli e oggetti delle persone cacciate dal palazzo, sono stati portati via e le strade intorno all’ormai ex presidio sono sorvegliate da decine di poliziotti in tenuta antisommossa.

I rifugiati, che negli ultimi 5 giorni hanno dormito fra le aiuole di piazza Indipendenza nei pressi della stazione Termini, sono stati sgomberati dal palazzo occupato di via Curtatone in cui vivevano dal 2013. All’interno della palazzina occupata risiedevano 800 rifugiati: oltre 250 famiglie composte per la maggior parte da rifugiati eritrei ed etiopi. La proprietà dell’immobile occupato ha offerto alcuni villini nei pressi di Rieti e 80 posti in un centro d’accoglienza a Torre Maura a Roma per sei mesi. Ma le soluzioni sono del tutto inadeguate perché tra l’altro dividerebbero delle famiglie e renderebbero impossibile mandare a scuola i bambini.

«Mi è stato offerto un posto negli alloggi di Rieti, ma ho dovuto rifiutare: io lavoro a Roma, non possiedo una macchina e non avrei saputo come venire qui ogni giorno. Non posso permettermi di perdere il lavoro – ci ha raccontato una giovane rifugiata eritrea – Per fortuna stanotte dormirò al chiuso, i miei datori di lavori hanno saputo di quello che è successo oggi e mi hanno chiesto di dormire in ufficio, fino a quando non troverò una soluzione».

Gli 80 posti offerti sono poi del tutto insufficienti rispetto al numero dei rifugiati sgomberati dalla palazzina di via Curtatone: molte famiglie sarebbero quindi state divise. Gli alloggi offerti risultano inoltre del tutto inadeguati: grandi camerate spoglie in cui i rifugiati – tra cui numerosi bambini e donne incinte – avrebbero dovuto dormire tutti insieme. Un’altra giovane donna ci ha invece spiegato di aver rifiutato l’alloggio a Rieti dato che i figli, iscritti a scuola a Roma, non avrebbero saputo come raggiungere l’istituto.

Intorno alle 17 si è conclusa una riunione a cui ha partecipato una numerosa rappresentanza dei rifugiati sgomberati, due assessori del Municipio II (Anna Vincenzoni e Lucrezia Colmayer), Medici senza frontiere, Croce Rossa, Unhcr, Caritas e la Casa dei diritti sociali. La riunione si è conclusa in un nulla di fatto. Si è discusso perlopiù di dove poter dormire questa notte. Risultato? I rifugiati anche oggi dormiranno per strada e alla riunione si è discusso per capire quale piazza fosse più sicura, per evitare che i rifugiati subissero nuove cariche da parte della polizia. A tal proposito al termine della riunione, una delegazione fra cui i due assessori si è recata in prefettura.

In tutto questo il Comune di Roma rimane in silenzio e questo aggrava ancor di più una situazione indegna di un Paese civile. Alcune organizzazioni per i diritti umani stanno pertanto organizzando una grande manifestazione davanti al Campidoglio per protestare contro lo sgombero forzato. Appuntamento sabato 26 agosto. Nel frattempo centinaia di persone, tra cui decine di donne e bambini, continueranno a dormire per strada nella Capitale di uno dei Paesi più industrializzati del mondo.