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L’Iran sta per riscrivere le mappe del Mideast, del Medio Oriente, come lo chiamano gli Stati Uniti, grazie a una potenza in particolare: Hezbollah. L’anno di fondazione dell’organizzazione risale intorno al 1980 e il motivo della loro nascita era legato ad una causa sola: combattere l’occupazione israeliana del Libano meridionale. Per tre decenni non si sono dedicati ad altro. «Ma oggi il Medio Oriente è cambiato e quindi anche Hezbollah è cambiata», scrive il New York Times.

Hanno espanso il loro quadro geografico operativo, hanno spedito legioni di combattenti in Siria, istruttori in Iraq. Hanno aiutato i ribelli in Yemen. Hanno organizzato battaglioni di militanti dell’Afghanistan che possono ora combattere praticamente ovunque. Molto si è scritto dei foreign fighters che si univano allo Stato islamico, «meno attenzione è stata prestata alle operazioni che addestravano e sviluppavano una rete di combattenti nel mondo sciita». In Iraq e Iran sono state utilizzate truppe reclutate tra i rifugiati, in una milizia chiamata Brigata Fatemiyoun, che agiva addestrata da hezbollah e con la logistica iraniana. Fervore ideologico e mille dollari al mese, questi gli ingredienti secondo il NYT. «L’Iran ha attirato combattenti con appeal and cash, fascino religioso e contanti, un’effettiva jihad contro l’altra. Philip Smyth, esperto di milizie dell’università del Maryland, ha detto che c’erano 10mila iracheni in Siria per la battaglia di Aleppo, un migliaio di altri paesi».

«Il risultato è che Hezbollah ora sono un importante strumento per la supremazia regionale dello stato che li supporta: l’Iran». Il gruppo di miliziani sciiti libanesi sono coinvolti ormai in quasi tutti i conflitti che riguardano l’Iran e hanno aiutato a reclutare, addestrare e armare nuovi gruppi che potrebbero rivelarsi utili all’agenda della potenza di Tehran. Eppure, internazionalmente, il loro potere non è riconosciuto.

Iran – paese persiano in una regione araba – e Hezbollah sono complementari potenze sciite in un mondo sunnita e i secondi, che parlano la lingua dei nemici, aiutano i primi ad integrarsi in un universo che si esprime, opera, combatte solo in lingua araba. «Per gli hezbollah l’alleanza vuol dire servizi, network, tecnologia, salari, ospedali, scuole e ovviamente armi. È stato il network di Hezbollah a cambiare i conflitti», scrive Ben Hubbard e «in Siria, le milizie hanno appoggiato Assad, in Iraq combattono combattono lo Stato Islamico, in Yemen hanno preso la capitale e trascinato in un pantano l’Arabia Saudita».

Sulla linea di fuoco siriana c’erano loro, insieme ad afghani, pakistani, iracheni, mentre la testa che guidava la battaglia era iraniana. Il preludio di collaborazione tra i libanesi e gli iraniani risale all’invasione dell’Iraq nel 2003, quando la potenza sciita a due teste ha ucciso centinaia di americani e di divise irachene, ma sono state le guerre recenti che hanno incendiato la mappa del mondo arabo a far allargare la loro sfera d’influenza. «Adesso molti si chiedono che ne sarà di tutti questi miliziani addestrati alla battaglia e i leader di Hezbollah hanno risposto che saranno dispiegati contro Israele, ma è stata l’aura di influenza di Tehran a farli diventare un target di Arabia Saudita, Israele e Stati Uniti, che da sempre li hanno bollati come un’organizzazione terroristica». Quando hanno chiesto al Libano di fix, di risolvere il problema, Alain Aoun, membro del parlamento e del partito del presidente, ha risposto che sono stati proprio USA e Israele ad aiutarli a crescere. «Tutti questi Paesi hanno contribuito per 30 anni ad alimentare il loro potere, ora dicono “andate e risolvete il problema”, ma è un problema più grande di noi».

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