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Alexei Navalny, leader dell’opposizione civile russa, ha pubblicato un video diventato virale da Mosca a Vladivostok, visto in meno di 24 ore più di due milioni di persone. Protagonista delle riprese dall’alto di una villa al confine finnico è il suo proprietario, che la usa per le vacanze in segreto: Vladimir Putin.

La mansione – nota come Villa Segren, conta 50 acri e si trova sull’isola di Lodochny nel Golfo di Finlandia – veniva usata come set per una serie tv su Sherlock Holmes negli anni 80. Oggi la villa è stata espansa, si trova sotto stretta sorveglianza delle guardie, ai residenti è vietato avvicinarla, non si può rimanere nelle sue vicinanze in possesso di cellulare, perché è uno spez objekt, un oggetto speciale sotto osservazione, è sotto sekretnij rezhim, regime segreto.

Dal settimo minuto in poi, per chi volesse vederla, è qui:

Nel video Novalnij riferisce che è di proprietà di un amico di Putin. «Tutte le prove dimostrano come siamo davanti a uno schema standard corruttivo messo in atto da Putin. Le sue proprietà private sono registrate a nome dei suoi amici più cari, che sono diventati incredibilmente ricchi negli ultimi 17 anni» dice Navalny. La villa in questione è dell’uomo d’affari Sergey Rudnov, a suo volta amico del violoncellista Sergey Roldugin, altro amico del presidente, il cui nome è apparso nei Panama Papers accanto a quello di compagnie offshore del valore di oltre un miliardo di dollari.

Una piscina interna, pista d’atterraggio per elicotteri, un molo, un’aquila simbolo della Russia placcata in oro: in Russia la chiamano già la “dacha segreta del presidente”, con il nome delle case di campagna usate dai russi. Questo è il secondo episodio video dell’investigazione dell’oppositore Navalny che riguarda le proprietà dei politici russi. Il primo era stato dedicato alle proprietà del primo ministro Medvedev, alla sua mansione da 5 miliardi di rubli vicino Mosca e al suo vigneto. Il video su Medvedev su Youtube è stato visto 24 milioni di volte. Poi – qualche giorno dopo – Navalny, al termine di una marcia organizzata, era finito un’altra volta in prigione.

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