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È necessario ringraziare il funzionario di polizia che ha detto le parole esatte.
«Devono sparire. Se qualcuno oppone resistenza spaccategli un braccio».
Tutti i commentatori si sono concentrati sullo “spaccategli un braccio”.
No. Non è questo il problema. Perché un braccio rotto si aggiusta. È una lesione fisica e basta. Senz’altro non auspicabile e deprecabile. Ma si guarisce.
Quello che il funzionario ha rivelato è la vera volontà dei suoi superiori, con questo intendendo non solo i suoi diretti superiori. Come ogni bravo impiegato, attento a fare quello che gli viene richiesto, anche senza che questo venga detto esplicitamente, ha interpretato il loro pensiero: “DEVONO SPARIRE”.
Gli immigrati, i richiedenti asilo, i rifugiati, i non italiani. Devono sparire. Devono scomparire dalla vista.
È la soluzione più semplice e veloce. Si fa sparire il problema. Non c’è. Gli immigrati non esistono, non devono esistere. Meglio: non sono mai esistiti.
Poco male si dirà. Meglio che spaccare un braccio…
No. È la violenza più terribile. Perché non è fisica. Perché non è contro il corpo. È la sparizione la violenza più grande. Perché una cosa sparita è come se non fosse mai esistita.
Come se il problema posto da quella esistenza non fosse mai esistito.
Più facile che affrontare la crisi dell’esistenza di una realtà diversa da noi stessi.
Devono sparire.
Pensaci, caro lettore. Quante volte semplicemente facciamo sparire qualcosa che ci crea angoscia. È la soluzione facile, la più comoda, la più economica.
Ha un solo grave, gravissimo inconveniente. Se realizzata nei confronti di un altro essere umano rende stupidi e ciechi. Perché c’è un po’ meno di umanità dentro noi stessi. Poi rimane solo il problema pratico, razionale.
Come in questo caso: un problema di ordine pubblico, un problema legale, un problema patrimoniale… tutte cose legittime. Solo che gli esseri umani, in tutto ciò, non ci sono più. Sono spariti.
Pensaci caro lettore. Cosa era in fondo la persecuzione nazista degli ebrei? Era solo un problema di ordine pubblico, al limite un problema patrimoniale e legale. Perché loro non erano più esseri umani.
Far sparire l’altro essere umano, o meglio il suo essere un essere umano, è la realizzazione della pulsione di annullamento, scoperta e teorizzata da Massimo Fagioli in Istinto di morte e conoscenza. È la violenza invisibile alla base di ogni razzismo e nazismo.
È ciò che fa sparire l’umanità dell’altro rendendolo oggetto. Che quindi si può buttare via. Si comprende allora anche l’uso delle parole come cleaning, pulizia. Va fatto sparire lo sporco. Non ci sono più degli esseri umani.
Il funzionario di polizia ha detto quello che gli è stato chiesto di fare. Realizzare la pulsione di annullamento verso… chi non è uguale a noi.
La teoria della nascita di Fagioli in fondo è semplice:
c’è prima l’uguaglianza di base che è universale e che ci rende tutti esseri umani. È la dinamica della nascita.
Poi ognuno sviluppa le proprie specifiche capacità realizzando una identità che è unica e che è realizzazione di una libertà personale di essere e di fare ciò che ognuno di noi è.
Poi c’è il rapporto con il diverso da sé che mette alla prova l’identità faticosamente realizzata.
I vari Salvini & co. sono persone impaurite da fantasmi creati da loro stessi. Credono che mandando via il diverso, facendolo sparire, la loro libertà sarà finalmente riconquistata. In realtà peggiorano la loro condizione.
Sono i ciechi di Saramago.
Come potremo salvarci dalla cecità? Saramago lo ha scritto: è la donna che è indenne alla cecità. È lei che salva l’umanità.
Fagioli lo ha scritto in Bambino, donna e trasformazione dell’uomo: il diverso della società razionale sono la donna e il bambino. Sono loro che possono salvare gli esseri umani dalla condanna cui la società li ha destinati: essere Olimpia o Nathaniel come nella favola de L’uomo della sabbia.
È il rapporto con la donna, sempre annullata nella sua realtà umana, ciò che può salvare l’umanità dalla cecità verso la realtà umana.
È il rapporto con la donna che permette di vedere la realtà umana del bambino che esiste fin dalla nascita.
È il rapporto con la donna e la realizzazione della propria nascita, il bambino interno, che permette di affrontare e superare la crisi del rapporto con il diverso.
Che permette di vedere che l’altro è un essere umano. Uguale e diverso da noi.

L’editoriale di Matteo Fago è tratto da Left in edicola


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