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Tra i muri costruiti in Europa e quelli “lontani dagli occhi” che stanno nascendo in Africa – grazie agli aiuti italiani ed europei -, oggi una sentenza della Corte di giustizia Ue rimette a posto gli Stati “anti immigrati”. Sono stati infatti respinti i ricorsi di Slovacchia e Ungheria – due dei Paesi del gruppo di Visegrad – contro le “relocation” dei richiedenti asilo da Italia e Grecia. Nella sentenza i giudici spiegano che «il meccanismo contribuisce effettivamente e in modo proporzionato a far sì che la Grecia e l’Italia possano far fronte alle conseguenze della crisi migratoria del 2015».

In altre parole, cari Stati vi dovete prendere le quote dei migranti che vi spettano per legge, non si può lasciare tutto sulle spalle dei Paesi che accolgono in prima istanza i profughi in arrivo dal mare. Il ricorso era stato presentato dall’Ungheria guidata dal popolare premier nazionalconservatore, euroscettico e amico di Putin, Viktor Orbán, e dal capo del governo socialista-populista slovacco Robert Fico.

Slovacchia e Ungheria, che nel 2015, in Consiglio avevano votato contro la misura temporanea (come Repubblica Ceca e Romania) avevano chiesto alla Corte di giustizia di annullarla, sia per motivi intesi a dimostrare che la sua adozione era viziata da errori di ordine procedurale o legati alla scelta di una base giuridica inappropriata, sia perché non idonea a rispondere alla crisi migratoria, né necessaria a tal fine. Nel procedimento davanti alla Corte, la Polonia è intervenuta a sostegno della Slovacchia e dell’Ungheria, mentre Belgio, Germania, Grecia, Francia, Italia, Lussemburgo, Svezia e la Commissione europea sono intervenuti a favore del Consiglio Ue. Con la sua odierna sentenza, la Corte ha respinto integralmente i ricorsi proposti da Slovacchia e Ungheria. E ha stabilito che il problema dei profughi è un problema di tutta l’Unione.

Soddisfazione da parte di quanti conducono una dura battaglia per i diritti umani. «La sentenza della Corte di giustizia Ue mostra che nessun Paese si può sottrarre alle proprie responsabilità sui profughi. Slovacchia e Ungheria hanno cercato di evitare il sistema di solidarietà Ue, ma ogni Paese ha il proprio ruolo nella protezione delle persone in fuga da guerre e persecuzioni», afferma Iverna McGowan, direttore di Amnesty International per l’Ufficio delle istituzioni europee.

E Ska Keller, presidente del gruppo dei Verdi al Parlamento europeo commenta: «Ora che la Corte europea ha respinto i ricorsi di Slovacchia e Ungheria contro la redistribuzione dei profughi, non ci sono più scuse. Gli Stati membri che fino ad ora hanno boicottato, devono attuare. La solidarietà in Ue non è una strada a senso unico». E visto che anche i quattro di Visegrad ogni anno ricevono dall’Europa ingenti fondi per le politiche di coesione, Keller sottolinea che «i leader di governo come Viktor Orban non possono chiedere più soldi per la protezione delle frontiere, mentre bloccano l’accoglienza dei profughi da Italia e Grecia».

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