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Islam e alcol in Iran: bere è ancora un crimine nel paese degli ayatollah, eppure le cliniche di recupero per alcolisti e i gruppi di auto aiuto compaiono uno dopo l’altro. Per gli abitanti è comunque un progresso rispetto alle celle della prigione dove venivi fustigato solo per averlo assaggiato.

Non è solo illegale per legge dal 1979: in Iran l’alcol è praticamente un tabù per i musulmani più devoti. Ma qualcosa sta cambiando: il governo lascia che si aprano cliniche private, centri di trattamento per aiutare chi ne abusa, reparti speciali in ospedale e gruppi di aiuto, compreso quello degli AA, alcolisti anonimi, per far uscire dall’ombra e dalla vergogna chi vive la dipendenza dall’alcol come uno stigma. Gli alcolisti non sono più criminali, ma persone che hanno bisogno di aiuto per contrastare la dipendenza.

La decisione è stata presa dal ministero della Salute ed è un cambiamento d’attitudine, un’evidenza di apertura di una realtà che cambia: nelle statistiche ufficiali oggi finalmente si può leggere – perché è stato finalmente ammesso- che almeno il 10% della popolazione usa l’alcol nel paese islamico. Le cliniche aperte riflettono un miglioramento sociale, certo sempre ordinato e controllato dal radar governativo.

È facile procurarsi l’alcol in Iran, nonostante sia illegale. Gli “spacciatori” hanno un numero di telefono a cui tutti possono chiamare e arrivano sulla soglia di casa tua con la bottiglia. Il network fa affari d’oro, gli alcolici entrano contrabbandati dal confine con l’Iraq e ormai c’è talmente tanto alcol nel paese “che è impossibile punire chiunque”, dice un organizzatore degli alcolisti anonimi. Questi gruppi ormai sono migliaia in tutto il paese, centinaia a Tehran.

Molti muoiono perché la qualità dell’etanolo consumato è pessima. Prima della rivoluzione c’era l’aragh sagi, lo “spirito di cane”, un distillato di uva passa che ti spaccava le viscere. Un mese fa, dopo che tre persone sono morte e l’intera cittadina di Sirjan è rimasta intossicata, è stato un ex poliziotto a scrivere una lettera aperta affinché l’alcol non fosse più vietato.

Il presidente Rouhani, al potere dal 2013, “sta tentando di inserire realismo nella severa ideologia del paese” scrive oggi Thomas Erdbrink sul New York Times. Nonostante sia vietato dal Corano e dalla legge iraniana, “il governo sta anche facendo campagne pubbliche avvisando i cittadini di non bere e guidare insieme, cosa che non avrebbe mai fatto nel passato. Lungo la strada verso il mar Caspio dove si va in vacanza, ci sono cartelloni che mostrano bottiglie di whiskey e macchine incidentate e questo ha sorpreso molti guidatori. Nel passato la linea ufficiale era – nessuno ha un problema con l’alcol in Iran, perché nessuno beve alcol in Iran”.

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