A Barcellona stamani la Guardia Civil ha eseguito un blitz in diverse sedi del governo catalano ed ha arrestato 14 persone. Tra di loro ci sono i collaboratori più vicini al vicepresidente catalano Oriol Junqueras, come il suo braccio destro Josep Maria Jovè. Ma anche Jordi Graell, direttore del dipartimento di attenzione ai cittadini del governo, e Jordi Puignero, presidente del Centro delle telecomunicazioni. Il chiaro intento del governo spagnolo è quello di impedire il referendum sull’indipendenza della Catalogna del 1 ottobre. Junqueras su Twitter ha ribadito: «Stanno attaccando le istituzioni di questo paese e quindi i cittadini. Non lo permetteremo».

La mossa di Madrid ha provocato una protesta spontanea davanti alla Generalitat, dove si sono radunate centinaia di persone con cori e striscioni contro le “forze di occupazione”. Persone che hanno invaso anche Rambla Catalunya.

La Guardia Civil ha inoltre effettuato delle perquisizioni in diversi ministeri del governo regionale, alla ricerca di prove sulla organizzazione del tornata elettorale.

Podemos ha parlato subito di «involuzione autoritaria». La sindaca Ada Colau di «scandalo democratico».

Ma il presidente catalano Carles Puigdemont non arretra di un centimetro: «Manteniamo la convocazione del referendum del 1 ottobre per difendere la democrazia di fronte ad un regime repressivo e intimidatorio». Il ministro delle finanze spagnolo Cristobal Montoro nel frattempo ha confermato il blocco delle finanze del governo catalano, sancito venerdì a Madrid.

Il quotidiano catalano La Vanguardia sta seguendo gli sviluppi con un pezzo in costante aggiornamento.

Delle prospettive che si aprono in Catalogna alla vigilia del referendum per l’indipendenza ne parleremo nel prossimo numero della rivista, con un articolo di Steven Forti da Barcellona. Left n.38 sarà in edicola da sabato 23 settembre (3€) e in digitale da venerdi (2€).

 

 

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