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Germanista e filosofo Angelo Bolaffi è stato professore universitario a La Sapienza di Roma e direttore, dal 2007 al 2011, dell’Istituto di cultura italiana di Berlino. Numerosi i saggi pubblicati che riguardano il modello politico tedesco, esaminato da ogni angolazione. Sempre per Donzelli, nella collana Saggine, è da poco uscito il libro che Bolaffi ha scritto insieme all’economista Pierluigi Ciocca, dal titolo Germania/Europa. Due punti di vista sulle opportunità e i rischi dell’egemonia tedesca.

I due autori si sono spartiti l’analisi attualissima della nazione più potente d’Europa, il baricentro del continente, come la definisce il filosofo romano, per riflettere sulle possibilità che oggi ha di esercitare una reale leadership. Ciocca, dal canto suo, offre un parallelo interessantissimo, riflettendo sullo status della nazione di creditrice, un tempo indefessa debitrice. Per avvicinarci a questo loro lavoro abbiamo rivolto alcune domande ad Angelo Bolaffi, che si appresta a partire per un piccolo tour di presentazioni in tutta Italia.

In questo scenario globale, fra Trump, Putin e Macron, la signora Merkel “rischia” di passare per la paladina dei diritti umani?

Non rischia, a mio avviso, la Cancelliera è la paladina dei diritti umani. O meglio ha difeso più che i diritti umani, i valori occidentali, storicamente difesi dall’“anglo-sfera”, ossia dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti d’America. Paesi, osserviamo, che oggi si sono incamminati su una tradizione politica che non è quella che inaugurarono nella lotta al fascismo.

Parlando di casa nostra, Berlusconi si sta riallineando al partito popolare della cancelliera Merkel, che ne pensa?
Non ne penso granché bene. Penso che sia un brutto risultato di una situazione pessima italiana; sarebbe stato molto meglio che delle forze della sinistra progressista e democratica avessero fatto proprie, in maniera convinta, com’è nella loro storia, i valori dell’europeismo…

L’intervista di Alessandra Grimaldi ad Angelo Bolaffi prosegue su Left in edicola


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