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Ho nostalgia / Una frase, una parola, un cenno / Avrei voluto come sogno di stanotte / Fossi qui con noi / Una festa, un sorriso / Rinnovare un saluto / Avrei voluto con la carezza del vento, i fiori, gli amici, una poesia / Scambiare uno sguardo / Ho nostalgia, dirò al vento stasera di dirti piano: / Che noi, nella storia, saremo custodi delle tue parole / e nel cuore del tuo calore. / Con il suono ci si può intendere. Domenica 24 settembre alla Feltrinelli di via Appia a Roma una donna ha letto queste parole in lingua persiana e poi in italiano. Ziba Mariam Moinzadeh ha raccontato di averle scritte la mattina, in persiano, la lingua della sua infanzia. Il foglio che ho potuto vedere aveva molte linee lunghe e alcune molto piccole, piccoli cerchi e ovali irregolari. Sembrano dei grandi sorrisi e piccole lacrime in bilico su una rima palpebrale. Il pensiero sensibile del risveglio dell’autrice aveva pensato bene quanto sarebbe accaduto quel pomeriggio. Una presentazione di un libro, una cosa più che normale e quotidiana in una libreria importante come Feltrinelli. Ma domenica non è stata una presentazione normale. Un’occasione per una quantità indefinita di persone di incontrarsi e stare insieme. Per ritrovare o forse meglio ricreare il calore e l’emozione dello stare insieme. Per ritrovare quel sentire particolare che accadeva con uno stare insieme che era particolare.Uno stare insieme in cui si ascoltavano le parole di altri. Occasionalmente poteva capitare di parlare.

Un’emozione unica ogni volta, l’ascoltare ed il parlare. Domenica è stata la ricreazione di qualcosa… ma in realtà non era affatto la stessa cosa. Era la presentazione di un libro, la presentazione di Conoscenza dell’istinto di morte di Massimo Fagioli. Le parole erano diverse. Erano doloranti e forti allo stesso tempo. Erano commosse e ferme. Erano parole di nostalgia e di separazione. I 4 relatori della presentazione hanno detto ognuno parole splendide. Parole emozionanti, parole intelligenti, parole che hanno detto cose nuove, parole che hanno affermato una realtà nuova. Grazie Ana, Elena, Mariam e Franco. Perché quello che accade di solito quando un grande leader muore è che quelli che gli stavano attorno e lo seguivano si disperdono, ognuno va per la sua strada. In genere rimane poco di quel che era. Ma Fagioli non era un leader. Era un grande ricercatore e scienziato e un grande medico psichiatra. Il grande gruppo di psicoterapia che teneva 4 volte alla settimana non era un gruppo definito. Non c’è mai stato un elenco delle persone che partecipavano ad esso. Era una formazione spontanea che accadeva ogni volta in modo del tutto imprevedibile. Ogni volta c’era un gruppo sconosciuto e nuovo. Non c’era programmazione, non c’era definizione, non c’era organizzazione di nulla. Alla Feltrinelli, io penso, è accaduto che un grande gruppo di persone ha creato qualcosa di nuovo grazie alle bellissime parole dei 4 relatori. Un modo nuovo e diverso di stare insieme. Senza che questo fosse programmato o organizzato, senza accordi precedenti. Un movimento spontaneo di fantasia e di vita umana.

Questo numero di Left è dedicato alle parole e alle idee per la sinistra. Abbiamo chiesto a nomi illustri di elaborare su quali possono essere le parole e le idee per costruire una nuova sinistra. Con il nostro lavoro su Left noi vogliamo affermare una speranza ma anche una certezza di possibile esistenza della sinistra. Noi pensiamo che la sinistra può essere definita prima di tutto come il pensiero umano di voler stare con gli altri e di stare bene insieme agli altri. Ma anche come il pensiero di volere il bene degli altri. Non solo il proprio. Come pensiero di amore per gli altri che significa volere che l’altro realizzi se stesso e realizzi la propria capacità di amare. L’arte medica e la ricerca scientifica di Massimo Fagioli erano fatte di parole. Il suo fare era parlare e scrivere. Le migliaia di parole della lingua italiana sono state da lui composte per raccontare l’armonia di un pensiero che ha compreso la mente umana fino nella sua origine, fino alle 21 parole del luglio 2016.

La teoria della nascita non ha lacune. La struttura della teoria dice che non c’è niente che non si possa comprendere. Esiste lo sconosciuto, ciò che ancora non si conosce. Ma non c’è l’inconoscibile. Il suo lavoro di una vita è stato ricreare negli altri la fantasia, la capacità di amare e le parole perdute per le delusioni ricevute. Il suo strumento di lavoro erano le parole. Parole comuni che diventavano speciali perché avevano la capacità di ricreare nella mente degli altri quanto pensato perduto per sempre. Parole che avevano in sé un suono invisibile perché avevano in sé la conoscenza dell’istinto di morte. Sarebbe bello che la sinistra riesca un giorno a trovare le parole giuste, quelle che abbiano quella magia che è la capacità di parlare al profondo degli esseri umani. Le parole giuste che raccontino che la verità umana è la capacità di amare.

L’editoriale di Matteo Fago è tratto da Left in edicola


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