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Insegnanti in sciopero della fame e con un nastrino tricolore sul petto. Per ricordare che tutti i bambini sono uguali nelle scuole del Paese e che lo ius soli e lo ius culturae sono diritti che non si possono negare ai circa 800mila minori che attendono la cittadinanza italiana. Oggi, 3 ottobre, giornata in memoria delle vittime dell’immigrazione, istituita per ricordare la strage di Lampedusa di quattro anni fa – in cui persero la vita 368 persone – segna anche il via di una mobilitazione silenziosa e colorata nelle scuole italiane che durerà per un mese. Come afferma il promotore, il maestro ed educatore Franco Lorenzoni, sono 5000 le firme raccolte per l’appello Insegnanti per la cittadinanza mentre 800 tra maestri e professori in tutta Italia hanno deciso la forma simbolica di protesta in aula, davanti ai propri alunni.
Basta scorrere la pagina facebook della iniziativa per entrare in un mondo “altro” rispetto alla politica che ha fermato al Senato la legge che era il primo punto nel 2012 nella campagna elettorale del Pd, il partito di maggioranza.
Da tutta Italia, Roma, Chieti, Palermo, Milano, arrivano immagini e racconti di quello che stanno facendo gli insegnanti nelle loro classi. C’è chi consiglia come colonna sonora la canzone “Ritals” di Gianmaria Testa da quel bellissimo album Da questa parte del mare che lo aveva visto autore insieme a Erri De Luca sul tema a lui caro dell’immigrazione. C’è chi legge in classe a Corneliano d’Alba La frontiera di Alessandro Leogrande, c’è chi porta i propri studenti dei licei Morgagni, Augusto, Kennedy, e dell’I.C. Padre Semeria alla Camera dei deputati per parlare di migranti, di profughi, del senso della proposta di legge sullo ius soli. A Milano nel pomeriggio tutti al parco Trotter per cantare l’inno nazionale.
E ancora: una insegnante racconta cosa ha fatto in classe e sentite la semplicità e profondità della “lezione” sulla migrazione interna. «Ho fatto fare un’intervista ai loro genitori e nonni per capire il luogo di nascita e se si sono spostati, il motivo per cui lo hanno fatto. Abbiamo proceduto alla tabulazione dei dati su istogramma e stiamo arrivando alla verbalizzazione dei risultati. Nel frattempo abbiamo riflettuto sui fatti storici sui motivi per cui gli uomini e le donne si spostano da un luogo all’altro. Nella discussione collettiva i bambini e le bambine hanno elaborato le motivazioni per cui i migranti lasciano la loro terra; guerre, povertà, regimi autoritari».
E poi ci sono loro, gli Italiani senza cittadinanza: «Buongiorno cari insegnanti, gli ex alunni sono con voi».

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