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Le nuove generazioni britanniche sono le prime dal dopoguerra a dover subire un peggioramento delle condizioni di vita rispetto a quelle che le hanno precedute. Genitori e fratelli maggiori hanno potuto laurearsi gratis o con tasse universitarie bassissime, mentre i cosiddetti millenials escono dalle università mediamente con 57mila sterline di debito accumulato. Il fiore all’occhiello dello Stato sociale britannico, l’Nhs, il Servizio sanitario nazionale, è ridotto al lumicino: le liste di attesa e la scarsità dei servizi sono ormai a livelli emergenziali, laddove prima rappresentavano una eccellenza di cui il popolo britannico andava fiero. Per i giovani, nelle grandi città (ma non solo), poter anche solo sognare di acquistare una casa di proprietà appare impossibile. Per i prezzi esorbitanti certo, ma anche perché i livelli salariali sono talmente bassi da rendere impensabile poter mettere dei risparmi da parte. Di fatto, sebbene la disoccupazione in Gran Bretagna sia a livelli bassissimi, sono moltissimi i working poors e cioè lavoratori con stipendi talmente bassi da non riuscire ad abbandonare la soglia di povertà; questo soprattutto perché spopola lo strumento degli zero hour contracts e cioè contratti di lavoro a chiamata senza la certezza effettiva di un numero minimo di ore di lavoro settimanali.

Questa è la dura realtà che le fasce medio basse della popolazione britannica si trovano ad affrontare, soprattutto le nuove generazioni, con un livello di disuguaglianza spaventoso ed in continua crescita. Di fronte a questo panorama drammatico sino a qualche anno fa i due principali partiti del Paese, quello conservatore e quello laburista, avevano sostanzialmente una posizione comune: non c’è alternativa all’austerità perché, per usare una delle battute più infelici di Theresa May durante la recente campagna elettorale, «There is no magic money tree» e cioè “i soldi non crescono sugli alberi”. Nel Parlamento britannico era questo il mantra, fatta eccezione per qualche timido tentativo di “radicalizzare” il dibattito da parte di Ed Miliband, duramente contrastato dall’ala moderata del Labour.

Non c’è dunque molto da stupirsi se quando Jeremy Corbyn….

L’articolo di Domenico Cerabona prosegue su Left in edicola


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