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La storia della psichiatria si intreccia pericolosamente con quella dell’ideologia razzista da quando l’alienista Benedict August Morel, nella seconda metà dell’Ottocento, partendo dalla concezione di una razza umana sempre uguale a se stessa che non si è “evoluta da” e non si “evolve verso”, ha creduto di identificare una serie di circostanze sociali ed ambientali che causano l’allontanamento da uno standard ottimale. L’allontanamento veniva definito come degenerazione ereditaria suscettibile di aggravarsi di genitore in figlio. Il termine “degenerazione” fu ripreso nel Mein Kampf di Hitler e dagli psichiatri nazisti per giustificare l’inferiorità razziale degli ebrei e il loro sterminio. Non solo la psichiatria utilizzò pseudo argomenti biologico-genetici per avvalorare una gerarchia delle diverse tipologie umane ma inaugurò il razzismo “culturale” che è attualmente prevalente.

In Europa oggi l’islamofobia è un pregiudizio negativo, uno stigma razzista di inferiorità che colpisce una religione e tutti i devoti di Allah come se li si potesse inquadrare in un’unica cultura e mentalità. In Spagna, durante il franchismo, Antonio Vallejo Nagera, psichiatra militare amico del Caudillo, sostenne, in un libro del 1938, Political racial del nuevo estato, che la razza ispanica andava definita in base alla lingua, alla cultura e al rispetto delle tradizioni. L’essenza della hispanidad, della razza ispanica, sarebbe consistita in un fattore spirituale legato alla religiosità cattolica tale da conferirle una superiorità morale rispetto alla degenerazione dei repubblicani atei e marxisti. La psichiatria spagnola ispirandosi a quella tedesca, ha creato negli anni 30 l’architettura dell’antropologia franchista autoritaria, razzista e anti umana. Quest’ultima è sopravvissuta attraverso le mutazioni dell’economia moderna nell’apparenza di una democrazia che il re ha calato dall’alto nel 1978. Nelle attuali vicende politiche spagnole per imporre l’unità nazionale di fronte al pericolo secessionista della Catalogna non si è fatto altro che ricorrere alla repressione violenta, secondo la tradizione del franchismo.

Il razzismo, l’incapacità di rapportarsi alle differenze ha continuato a permeare profondamente non solo le società civili in Occidente ma anche la psichiatria, costituendo uno dei principi ispiratori delle sue pratiche terapeutiche e istituzionali. Non esistono comunque argomentazioni biologiche a sostegno di una diversità razziale: l’umanità oltre il colore della pelle è il risultato di un’incessante opera di migrazioni e di meticciato. Alcuni genetisti…

L’articolo dello psichiatra e psicoterapeuta Domenico Fargnoli prosegue su Left in edicola


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