Un altro miliardario populista per salvare il destino di un Paese. Era una spia dell’est ieri, è un mogul mediatico oggi. Praga alle urne, dopo un quarto di secolo di social democratici al potere, ha scelto il suo nuovo re nazional-demagogo. Si chiama Andrej Babis, ha 63 anni, 4 miliardi di dollari di patrimonio, giornali, radio, tv. Uno dei suoi veri mestieri è possedere qualsiasi cosa ed essere il secondo uomo più ricco della Repubblica Ceca. È sua anche l’Agrofront, un’azienda chimica e alimentare con 32mila dipendenti, che controlla 230 imprese satellite. Lui, lo slovacco nato a Bratislava, ha trionfato nel cuore xenofobo dei cechi.

La foto che lo ha consacrato come Capo vittorioso dello Stato è stata quella in cui bacia Mark Parchal, il guru digitale che ha dato vita alla sua campagna mediatica sui social e lo ha portato al trionfo, trasformando il suo partito, nato solo un anno fa, nella prima scelta di un paese di otto milioni di cittadini.

Babis ha vinto parlando di lotta alla disoccupazione in un paese dove l’inoccupazione non esiste. O quasi: si aggira intorno al 2,9%. Ha stravinto parlando contro la migrazione in un paese senza migranti, in un paese non toccato dalle rotte dei profughi, che non ha mai accettato le quote di ridistribuzione volute dall’Unione Europea per i rifugiati. Ha sconfitto tutti gli avversari quest’uomo che i cittadini cechi hanno votato dopo una campagna elettorale in cui prometteva lotta alla corruzione mentre sulle sue spalle pendeva un’accusa per frode. L’indagine contro di lui è ancora in corso, ma il presidente Milos Zeman ha detto che lo nominerà Capo del suo Stato anche se dovesse finire in carcere.

È ancora più nera l’anima di Praga dopo queste elezioni per il rinnovo della Camera dei Deputati. Più che uno scontro elettorale, è stato un derby tra destre. Babis ha vinto solo con “un ANO”, che in lingua boema vuol dire “si”. ANO è il nome del suo partito, anagramma di tre parole: “unione cittadini scontenti”, votato dal 29,64% degli elettori. Dopo di lui, ci sono i civici democratici dell’ODS, un partito di destra che ha ora 25 parlamentari in attività. Al terzo posto conquista 22 seggi il Partito dei Pirati, altri 22 vanno agli xenofobi estremisti dell’Spd, Partito libertà e democrazia.

Il capo dell’Spd si è definito un difensore “di quella Repubblica Ceca che deve rimanere simile a quella che ricordiamo da bambini”. È un politico che si proclama “contro l’islam, contro Bruxelles”, ma soprattutto “contro il multiculturalismo”, ma ha gli occhi a mandorla perché è mezzo giapponese. Si chiama Tomio Okamura e nella parata slava delle assurdità, ha una folla nazionalista slava che lo segue. Infine ci sono i comunisti non riformati del KSCM, con 15 seggi. Addio socialdemocrazia CSSD: il primo partito del paese è scomparso e se ne va il premier Bohulav Sobokta, che con Babis aveva collaborato quando il tycoon era diventato ministro delle Finanze.

Babis da quell’incarico fu allontanato dopo aver abusato di alcuni fondi europei destinati alle piccole imprese. Lui li utilizzò per costruire alberghi di lusso. La sua azienda, in generale, è quella che riceve più fondi da Bruxelles e ora è sotto indagine dell’Olaf, Commissione europea anti-frode.

Babis vuole fare “dello Stato, un business, governarlo come un’impresa” e per questo lo chiamano Babisconi, in memoria dell’ex premier italiano. Lo chiamano anche “Trump dell’est”. La stampa non sa se battezzarlo in onore di Silvio o Donald, ma, in verità, di profilo, il neo premier ricorda Putin. A differenza del presidente russo, però, lui insabbia il suo passato e nega la sua attività tra le fila della Stb, la polizia segreta cecoslovacca. Babis è figlio della nomenklatura comunista e prima del 1993, anno in cui la Cecoslovacchia si è divisa in due, il suo nome in codice da agente segreto era Bures. La sua copertura era da businessman, uomo d’affari, per viaggiare spesso all’estero senza destare sospetti.
I documenti dell’epoca che lo riguardano lui dice siano stati contraffatti e ha smentito più volte questa versione della storia in arrivo dal suo passato. Radek Schovanek, specialista esperto dei servizi segreti del vecchio impero comunista, attesta l’autenticità del caso riaperto adesso a Bratislava, dove era stato archiviato nel 2014: “Babis era membro della nomenklatura, figlio della nomenklatura, il suo file non è falsificato, ma uguale a quello di molti altri”. Intanto “Tady nenì Babisovo!”, questa non è terra di Babis!, si legge già lungo certe strade della capitale ceca, dove al discorso per la vittoria l’ex spia miliardaria ha dichiarato di essere “pro-europeo, pro-NATO, dunque come fanno a dirmi che sono una minaccia per la democrazia?”.

https://www.lidovky.cz/kdo-je-babisem-polibeny-genius-exnovinar-a-hvezda-marketingu-marek-prchal-1lb-/zpravy-domov.aspx

https://echo24.cz/author/lenka-zlamalova

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