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Gli studenti universitari non ci stanno. La legge di stabilità non va bene. Troppe poche risorse per il diritto allo studio. Oggi si sono mobilitati con flash mob, presidi e manifestazioni in tutta Italia con striscioni appesi alle finestre della case dello studente o ai muri delle loro università. E lunedì 6 novembre si terrà a Torino l’assemblea nazionale per il riscatto dell’università pubblica. La mobilitazione di oggi è un segno del disagio crescente tra gli studenti universitari. Come dice Andrea Torti, portavoce di Link, «Bisogna coprire tutti gli idonei alle borse di studio». E invece negli ultimi giorni sono arrivate notizie allarmanti visto che nelle graduatorie regionali moltissimi si sono visti “declassare” nella categoria dell’idoneo non beneficiario. Si ripete cioè una storia ormai vecchia di anni: studenti che per il reddito della famiglia avrebbero diritto ad avere una borsa di studio e che invece non riescono ad ottenere quei fondi che gli possono garantire lo studio.

«I primissimi dati – si legge in un report di Link di qualche giorno fa – descrivono una situazione drammatica, in tutta Italia aumentano le richieste di posti alloggio e borse di studio, in Piemonte +24% richieste di posti alloggio con migliaia di esclusi, nel Lazio +24% idonei alle borse di studio». In Piemonte coloro che hanno diritto al posto letto aumentano «passano da 4052 dello scorso anno a 5.063 di quest’anno con un forte aumento degli esclusi che hanno raggiunto quota 1572. Nel Lazio la situazione non è migliore: gli idonei aumentano del 32 per cento e i vincitori di posti alloggio sono 1937 a fronte di 3082 idonei non beneficiari. Anche in Puglia i dati sono allarmanti, su un totale di 2987 richiedenti, i posti alloggio sono solo 1873, procurando a 1114 studenti e studentesse la mancanza di un’effettiva sistemazione». Se a questo aggiungiamo l’aumento degli affitti è chiaro che il problema del diritto allo studio per chi non ha risorse si fa sempre più difficile.
I 10 milioni previsti nella legge di bilancio sono insufficienti.
Ed è chiaro che se non viene aumentato il fondo di finanziamento ordinario (Ffo), se non si opera un piano generale di reclutamento die ricercatori e non si finanzia il diritto allo studio, la situazione italiana, già grave rispetto agli altri Paesi europei, peggiorerà sempre di più.  «Le università sono sempre più chiuse – si legge nel comunicato di Link -, di anno in anno il numero di laureati diminuisce, i docenti calano e le aule non bastano. Il sistema universitario sembra reggersi solamente grazie agli oltre 20.000 ricercatori e assegnisti precari e le 1300 assunzioni previste in legge di Stabilità sono insufficienti, servirebbero 20.000 assunzioni per ripristinare il numero dei professori del 2010».

su Left di sabato 5 novembre un articolo sulla proposta di legge sul diritto allo studio.

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