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La Sicilia, ancora una volta, laboratorio politico con proiezione nazionale? L’accordo dei vari frammenti della sinistra, sebbene con qualche mal di pancia, sulla candidatura del vicepresidente della Commissione antimafia Claudio Fava, giornalista e scrittore, è un segnale che va in questa direzione. Così come, sulla sponda opposta, lo è l’intesa del centrodestra sul nome dell’ex missino Nello Musumeci, che cinque anni fa mancò l’elezione perché Forza Italia gli contrappose il plenipotenziario di Silvio Berlusconi nell’isola, l’ex viceministro all’Economia Gianfranco Micciché, spianando così la strada alla vittoria di Rosario Crocetta, che il Partito democratico non ha voluto ricandidare, preferendogli il rettore dell’università di Palermo, Fabrizio Micari.

Ma il test elettorale del 5 novembre è importante anche per M5S, che in caso di vittoria del proprio candidato, Giancarlo Cancelleri, capogruppo uscente, vedrebbe consolidarsi le proprie ambizioni di conquistare il parlamento nazionale e il governo del Paese. E non è un caso se i leader nazionali dei tre schieramenti, Massimo D’Alema, Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Beppe Grillo siano stati nelle principali città siciliane per sostenere in maniera fattiva i propri candidati. Solo Matteo Renzi, consapevole delle scarse possibilità di vittoria del centrosinistra, ha definito «una questione locale» le elezioni regionali siciliane e ha disertato la campagna elettorale, benché proprio su indicazione romana il Pd abbia sottoscritto il patto elettorale con Alternativa popolare di Angelino Alfano, anche in proiezione nazionale, rinunciando all’apertura a sinistra chiesta da Articolo 1-Mdp e Sinistra italiana, indisponibili ad allearsi col partito del ministro degli Esteri, inizialmente intenzionato a tornare nel centrodestra.La mancata alleanza tra Pd e partiti di sinistra ha squadernato partiti e coalizioni e le conseguenze non sono certo favorevoli al centrosinistra.

Basti pensare che, subito dopo l’accordo Renzi-Alfano, dieci consiglieri regionali centristi sono passati armi e bagagli al centrodestra, portando in dote a Musumeci un bottino di almeno settantamila voti. Ma non è finita qui, ché Mdp e Si hanno convinto Claudio Fava a candidarsi (dopo la disastrosa esperienza del 2012, naufragata contro lo scoglio della residenza fuori dall’isola), scompaginando il percorso che altri partiti, movimenti e associazioni della stessa area politica avevano fatto, individuando nell’editore ed ex deputato Pds Ottavio Navarra il candidato ideale per costruire un progetto che potesse riportare all’Ars una rappresentanza istituzionale della sinistra, che manca da dieci anni. L’incontro fra i due pezzi di sinistra ha portato, non senza malumori verso «il candidato imposto dall’alto», a un ticket Fava-Navarra che ha aumentato notevolmente la visibilità mediatica di questo quarto polo riunito nella lista Cento Passi per la Sicilia, che ha ottime possibilità di portare un drappello di eletti a Palazzo dei Normanni, da dove manca da quando una solitaria Rita Borsellino faceva opposizione alla giunta di Totò Cuffaro.

Ma la Sicilia potrebbe diventare laboratorio anche per altro, ché il leader M5S Luigi Di Maio, temendo che un ampio voto di scambio possa inquinare la consultazione elettorale, ha invocato l’intervento dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, affinché invii dei commissari a vigilare sulla regolarità del voto. Nemmeno il tempo che le polemiche si placassero e Rosario Crocetta, il presidente uscente, ha fatto proprio l’appello di Di Maio e ha scritto al ministro dell’Interno, Marco Minniti, il quale ha respinto la richiesta al mittente. L’allarme dei due esponenti politici è connesso all’elenco di candidati «impresentabili» (una ventina nel centrodestra, tre nel centrosinistra, secondo un’inchiesta di Repubblica) al vaglio dell’Antimafia nazionale.«Sospetto che per il 5 novembre riusciremo a fare un miracolo», ha scritto sulla propria pagina Facebook Alfio Foti, ex presidente di Arci Sicilia e fondatore dell’associazione Un’Altra Storia, presieduta da Rita Borsellino: «Eleggere un’assemblea regionale peggiore della precedente». E, dalle premesse, i “sospetti” di Foti sembrerebbero fondati. Anche questo è il laboratorio Sicilia.

L’articolo di Sebastiano Gulisano è tratto da Left n. 43


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