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C’è una costante che riguarda quasi tutte le leggi finanziarie degli ultimi venti anni in questo Paese: l’incremento, inesorabile e ritmico, dei fondi alle scuole “pubbliche” paritarie, ovvero alle scuole private, in buona parte cattoliche, che, rispondendo a determinati requisiti, rientrano nel “sistema pubblico” dell’Istruzione, come definito dalla Legge di parità scolastica (primo governo Prodi), e che quindi in qualche modo diventano, o meglio vengono fatte diventare, “pubbliche”.

Una costante che riguarda centrodestra e centrosinistra, ma, storicamente, addirittura di più il centrosinistra. Perchè la destra, classicamente liberista, è prevalentemente per il “buono scuola”: diamo i soldi alle famiglie, e siano loro a scegliere il tipo di scuola, senza nemmeno troppi controlli sui requisiti del privato. Il centrosinistra, con la creazione di un sistema pubblico di cui può far parte anche il privato, predilige l’impostazione di finanziare direttamente gli istituti scolastici, più che le famiglie, purchè tali istituti si conformino a certe regole.

Si può immaginare come ciò abbia favorito la creazione di un rapporto politico, tra le associazioni delle scuole private stesse, e la classe politica che eroga questi soldi, in particolare quindi quella del centrosinistra, più in particolare quella di origine cattolico-democristiana, oggi componente fondamentale del Pd. Fatto sta che mostrarsi immancabilmente pronti e solerti ad incrementare continuamente i fondi agli istituti paritari, mentre le scuole dello Stato crollano a pezzi e i genitori devono pagarsi la carta igienica, appare quasi un’ossessione per tutti gli amministratori del Partito democratico, ad ogni livello e ovunque.

Durante il mio mandato di consigliere regionale della Toscana, dal 2010 al 2015, gli incrementi delle erogazioni alle scuole paritarie sono stati un appuntamento immancabile: anzi, negli ultimi due anni, tanto per non sbagliarsi, il Presidente Enrico Rossi pensò bene di aggiungere ai contributi diretti alle scuole anche una sorta di buono scuola di formigoniana memoria, ovvero un’erogazione alle famiglie a ristoro parziale delle spese per la retta scolastica.

Ricordo anche, ad inizio legislatura, la vicenda illuminante di una mozione del gruppo dell’Udc, votata anche dal Pd, in cui si rimproverava l’allora governo Berlusconi di aver dato troppi pochi soldi alle scuole private, e si chiedeva alla giunta di trasmettere al governo la richiesta di fare di più. Insomma, il Pd era già arrivato in Toscana, in epoca pre-renziana, a rimproverare Berlusconi di essere… troppo di sinistra!

Ovviamente anche la Finanziaria Gentiloni non fa eccezione. Anzi, sembra proprio che stavolta ci si voglia addirittura superare. Mentre papa Francesco predica rivoluzione e incanta i dirigenti di Sinistra in perenne ricerca d’autore, le scuole care ai vescovi continuano a battere cassa e a ricevere lauta soddisfazione: finalmente anche loro potranno accedere ai fondi europei, promette la ministra Fedeli, mentre il fondo di erogazione diretta arriverà quest’anno a 574 milioni di euro, e le detrazioni per le famiglie toccheranno gli 800 euro a figlio, assicura il sottosegretario Toccafondi.

Una vera e propria gara, una corsa in soccorso dei più forti, alla faccia del “senza oneri per lo Stato”, previsto dalla Costituzione. Sinceramente: io, mi vergogno.

Mauro Romanelli, Sinistra italiana

L’articolo di Mauro Romanelli è tratto da Left in edicola


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