Stati Uniti contro il resto del mondo: dal 2001 ad oggi, 5600 miliardi di dollari sono stati spesi nei conflitti intorno al globo in cui Washington è coinvolta. È il costo delle guerre americane calcolato da studenti e ricercatori dell’università Watson Brown, un prezzo che il Pentagono nasconde. O, almeno, minimizza.

Quasi seimila miliardi di dollari spesi, secondo la Brown, e non 1500 miliardi di dollari: la cifra non combacia con quella ufficiale, diffusa dal Dipartimento della Difesa americano, che è inferiore di quasi tre volte, perché il governo, nel renderla pubblica, lascia fuori dal budget bellico le spese sostenute per le cure dei veterani o altre spese del Dipartimento per le guerre in Siria, Iraq, Pakistan, Afghanistan.

Le mimetiche a stelle e strisce sono arrivate non solo nei deserti orientali, ma anche in Somalia e in Niger. Ci sono le operazioni ufficiali, i teatri meno ufficiali, le operazioni segrete di cui le uniche vere informazioni note sono i costi. In più, l’appoggio finanziario agli alleati, specialmente croati, ungheresi, georgiani, polacchi e rumeni, che la U.S. Army fornisce. Adesso della politica militare dell’aquila americana, dopo l’attentato alle torri gemelle, il mondo conosce il prezzo vero, un numero che non trova spazio sulle prime pagine dei giornali.

Un trilione di tagli. “Costs of wars”, i costi della guerra è un progetto di studenti e professori della Brown University, che hanno calcolato che i conflitti post 11 settembre hanno fatto diminuire i budget per la spesa interna, programmi sociali, infrastrutture pubbliche, trasporti. Hanno fatto si che venissero eliminati alcuni programmi dedicati all’educazione, nutrizione e crescita della popolazione americana. Più bombe all’estero, meno scuole in casa. Per aumentare le spese militari, i tagli sono stati applicati al Budget Control Act del 2011.

I ricercatori hanno intercettato non solo il flusso di denaro che esce dalle casse del Dipartimento di Stato, ma anche quello drenato dalla Homeland Security, i servizi segreti, e la Veteran’s Administration, l’amministrazione dei militari veterani che hanno servito nella “guerra al terrorismo”. Hanno scoperto che la cifra è altissima: un trilione di dollari vengono destinati alle “war-related disabilities”, le disabilità che la guerra ha lasciato perennemente sul corpo dei soldati, dei quali 327mila oggi hanno danni permanenti traumatici al cervello.

Il costo della guerra e poi il suo prezzo più alto: le vite perdute. Non solo nei teatri lontani che nessuno vede, ma anche in patria: in un altro report della Brown University, risalente al 2016, si stima che sono state 370mila le vittime attribuibili alle guerre post 11/9, 200mila delle quali non in divisa, ma civili.

La scia di soldi, la scia di sangue. Oggi, da quel giorno di settembre, 5600 miliardi dopo, è stato ridotto il rischio del terrorismo? La probabilità che si scatenino altri conflitti? Lo ha chiesto William D. Hartung, il direttore dell’Arms and Security Project del Center for International Policy, ma nessuno ha risposto.

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