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«…In merito alla possibilità di caduta di masse nevose, slavine o valanghe nell’area di Rigopiano, non vi è dubbio che sia il piazzale antistante il Rifugio Tito Acerbo che la strada provinciale che porta a Vado di Sole possano essere interessate dal fenomeno… la zona deve essere tenuta sotto controllo… Suggerisco al signor sindaco e al responsabile del Cnsa (Corpo nazionale soccorso alpino) di Penne che mi legge per conoscenza di procedere ad approfondire il problema mediante uno studio dell’area e alla bonifica delle zone di scorrimento…. Con questi dati la commissione valanghe potrà fornire indicazioni certe affinché in futuro si possa garantire la sicurezza delle infrastrutture alberghiere, delle strade e dei parcheggi della località di Rigopiano»: sono le parole di Pasquale Iannetti, guida alpina che fece parte di quella Commissione Valanghe che dal 2005 qualcuno ha deciso bene di non convocare più e che oggi tornano alla ribalta dopo che la Procura ha emesso 23 avvisi di garanzia per fare luce sui 29 morti.

C’è l’ex prefetto Francesco Provolo che, secondo i pm, «si attivò troppo tardi» solo quando l’unica via d’uscita dall’hotel era ormai ingombra di neve, ci sono i funzionari della Regione Abruzzo che «non si attivarono in nessun modo» e ci sono tutti gli altri accusati di falso e abuso edilizio.

Al di là degli esiti giudiziari del processo che spettano ai tribunali resta il fatto che le valanghe, come qualsiasi fallimento, arrivano a sottolineare di colpo e in modo ferocemente tragico tutto ciò che non è stato fatto prima. Che poi l’incuria degli uomini venga scoperchiata da catastrofi naturali è un dettaglio anche se in molti lo usano per giustificare le proprie colpe.

Il cassetto dei “mai più” detti in Italia è un archivio degli orrori che mai nessuno si prende la briga di riaprire per rimetterci mano e trasformarlo in responsabilità. In un Paese sinceramente responsabile forse l’inchiesta della Procura sui morti di Rigopiano sarebbe l’occasione per dibattere e leggere le proposte politiche e programmatiche della politica su una nuova cura per il territorio, oltre alle dita puntate sui responsabili. Noi aspettiamo fiduciosi.

Buon venerdì.

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