Nel primo Paese al mondo che ha introdotto l’ateismo di Stato, oggi due terzi della popolazione, di 143 milioni di abitanti, si dice credente. La religione è diventata un mezzo per promuovere e forgiare una generazione di fedeli nazionalisti

Il 4 settembre 2017 alle 5:27 del mattino a San Pietroburgo Kostantin Dobrinin è svegliato dallo scoppio di alcune molotov contro le sue finestre e l’esplosione della sua auto. «Non volevano spaventare me, ma la società intera», dice l’avvocato che rappresenta Andrej Uchitel, il regista del film Matilda che ha scatenato le ultime violente proteste dei cristiani ortodossi russi. Bottiglie incendiarie sono state lanciate anche a Mosca, contro la casa del regista e contro ogni cinema che ha deciso di proiettare la storia d’amore tra lo zar Nicola II e la ballerina di origine polacca, Matilda.  Gli ortodossi che, secondo l’avvocato vogliono «dettare agli altri come vivere, cosa guardare, cosa leggere, come vestirsi, cosa credere», hanno colpito anche a Yekaterinburg, proprio dove lo zar Nicola II, canonizzato e venerato come santo dalla chiesa ortodossa russa, è stato ucciso dai bolscevichi nel 1918. «Il messaggio che hanno mandato ai cinema che hanno deciso di proiettare il film Matilda è stato: se lo farete, soffrirete», dice l’avvocato.

Alla fine i circuiti di distribuzione hanno rinunciato, una serie tv con lo stesso tema è stata annullata, due regioni russe l’hanno addirittura bandito. Molti cinema russi hanno ricevuto lettere minatorie firmate dallo “Stato Cristiano della Santa Rus”, un’organizzazione radicale religiosa il cui leader, Aleksandr Kalinin, si trova in prigione. C’è lo Stato Cristiano, ci sono i Rons, l’unione nazionale russa che si batte contro l’aborto e l’educazione sessuale. C’è la gioventù ortodossa, che insieme alla bibbia studia come lanciare coltelli, sparare e picchiare. Dopo la caduta del comunismo, il vuoto che ha lasciato è stato riempito dalla Chiesa, e la falce e martello è stata subito sostituita da una croce.

Come spiega Andrej Kalesnikov, del Moscow Carnegie Center, «non esiste imperialismo e nazionalismo senza religione ortodossa». Vadim Potozky, governatore comunista regionale, dice che è stato «proprio l’ateismo che ha distrutto l’Urss». Prima morivi perché credevi, oggi puoi morire se non credi: dal Manifesto alla Bibbia, dal 1991 al 2008, il numero di russi che si dichiarava cristiano ortodosso è cresciuto dal 31 al 72%, secondo il Pew research center. Dal 2008 ad oggi la crescita è stata vertiginosa. Nel primo Paese al mondo che ha introdotto l’ateismo di Stato, oggi due terzi della popolazione, di 143 milioni di abitanti, è devota alla confessione ortodossa. Un secolo fa il requiem, un secolo dopo un nuovo battesimo. Dalla caduta del comunismo sono state costruite 25mila chiese. Dio è ufficialmente morto in Russia nel 1917, per tornare nel 1990 in punta di piedi, scalzo, a bordo piscina, nella capitale russa. La chiesa di Cristo San Salvatore a Mosca è il prisma da cui si può osservare l’evoluzione del ritorno della religione in un popolo di atei…

L’articolo di Michela AG Iaccarino prosegue su Left in edicola


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