In Italia l’approvazione della legge sui whistleblowers non sembra aver causato particolari reazioni nell’opinione pubblica. Dall’Irlanda tuttavia arriva un esempio chiaro dell’importanza di una norma che regoli la denuncia di attività illecite o fraudolente all’interno del governo, di un’organizzazione pubblica o privata o di un’azienda. La segnalazione di un whistleblower nel novembre del 2012 ha infatti causato una serie di reazioni a catena ancora in corso che a Dublino hanno portato alle dimissioni di un vicepresidente del consiglio, un ministro della Giustizia e due capi della polizia.
La vicenda è iniziata ormai un lustro fa, nel novembre del 2012 quando l’allora ministro della Giustizia Alan Shutter ha ricevuto un rapporto che denunciava atti di corruzione all’interno della polizia. Il sergente Maurice McCabe parlava di mancati incassi da parte della polizia per due sistemi che non sono ignoti neppure alle latitudini italiche: il numero dei controlli per la guida in stato di ebbrezza sarebbe stato falsificato (erano in realtà molti meno di quelli dichiarati) e i punti patente persi a causa delle infrazioni venivano restituiti in cambio di denaro. Il danno all’erario ammonterebbe a milioni di euro. L’inchiesta porta, il 25 marzo 2014, alle dimissioni del capo della polizia Martin Cullinan, che lasciando critica duramente le denunce di McCabe. Un paio di mesi dopo anche il ministro Shutter si dimette, dopo aver ricevuto un rapporto nel quale si critica il modo in cui sono state gestite le denunce di McCabe.

Parte un’inchiesta ufficiale, affidata all’ex giudice della corte suprema Kevin O’Higgins. Il rapporto finale viene pubblicato nel maggio 2016: si nega la corruzione, pur confermando molte delle denunce del sergente McCabe, e si afferma che il ministro Shutter non ha nessuna colpa.

Nell’ottobre 2016 però emerge un secondo whistleblower: l’ex capo dell’ufficio stampa della polizia sostiene che alcuni suoi superiori, compresi l’ex comandante Cullinan e il suo successore Nóirín O’Sullivan, lo hanno costretto a condurre una campagna per screditare McCabe agli occhi sia del corpo di polizia che dell’opinione pubblica. Parte una seconda inchiesta, nel frattempo si arriva a maggio di quest’anno e il primo ministro Enda Kenny si dimette. Fra i motivi che lo ….

L’articolo di Damiano Vezzosi prosegue su Left in edicola


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