Che Paese grottesco che siamo, qui da noi, dove Marina Berlusconi riesce a dare un’intervista a cui basterebbe sostituire qualche parola per trasformarla in un lucido j’accuse contro proprio quello che la sua famiglia è stata per l’Italia. Qui da noi, dove basta cercare profitto con libri e giornali per spacciarsi per editore o addirittura maître à penser, intellettuale di risulta.

Così Marina Berlusconi dice: «Non discuto capacità imprenditoriali, lungimiranza e coraggio di coloro che questi giganti hanno fondato e sviluppato, personaggi che segneranno la storia. Ma se oggi i Cinque Grandi del web sono le maggiori società mondiali per valore di Borsa è anche perché hanno potuto operare in un contesto del tutto privo di regole». Dimentica, sbadata, di essere a capo di un impero che il padre ha costruito proprio grazie alle regole “pro domo sua” che certa politica (anche a sinistra) gli ha concesso con tanta generosità.

Poi: «Mi pare si continuino a sottovalutare le implicazioni economiche, politiche e sociali, di cui fatico perfino a immaginare la portata. È un mondo che va governato, prima che tanta potenza ci sfugga di mano». E fa niente che proprio un grande gruppo editoriale e televisivo (di cui porta il cognome) abbia “governato” senza controllo gli impulsi peggiori di una propaganda che oggi è marcita per diventare ciò che è. Chissà se non fosse stato il caso di governare quell’esercito di reti televisive e testate giornalistiche che potentissimo ha avvelenato la politica italiana. Già. Chissà.

Poi parla di tasse. E dice: «Ma le pare accettabile che l’anno scorso Amazon abbia versato al fisco italiano 2,5 milioni di euro e Facebook neppure 300mila? E poi ci sono i comportamenti “disinvolti” delle multinazionali del web, sanzionati da multe miliardarie, ci sono le decine di cause – in Italia Mediaset ha fatto da apripista – sull’utilizzo di contenuti e copyright». Il che, sia chiaro, è un discorso giustissimo se non fosse che cotanta figlia sia figlia di cotanto padre che proprio sul versante fiscale (condito con qualche corruzione qua e là) ha dato il peggio di sé. Magari un testimonial più credibile contro l’elusione fiscale dei giganti del web si sarebbe potuto trovare in giro, no?

E poi la chicca: «Che fine farebbero tutti i sacrosanti discorsi su autonomia editoriale, pluralismo delle voci, libertà degli autori?». Già.

Del resto da noi va sempre così: gli immorali ci fanno la morale, i truffatori si propongono come numi tutelari, i sempiterni ci danno lezioni di rinnovamento, i fascisti ci spiegano la democrazie. Avanti così.

Buon martedì.

 

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