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Un uomo sul tetto minaccia di lanciarsi nel vuoto. Piazza Maidan alza la testa quando urla: «Poroshenko è a capo di una banda del crimine organizzato». Gli esbeuzhniki, gli uomini dei servizi segreti ucraini, passamontagna nero e occhi di ghiaccio, hanno appena sfondato la porta del suo appartamento a cinque piani a via Kostelnaya in cerca di prove. . Tutto questo è stato fino ad oggi l’uomo sul tetto ucraino: Mikheil Saakashvili, 49 anni, status ufficiale: apolide fuggitivo.

Yuri Lutsenko, procuratore generale, ha accusato Saakashvili di essere finanziato dall’alleato dell’ex presidente Yanukovic, l’oligarca Serghey Kurchenko, per destabilizzare l’Ucraina. Quando la polizia schiera decine di uomini, la folla dei suoi sostenitori penetra il cordone armato sottraendolo all’arresto. «Siamo milioni, venite per l’osvobozhdenie oligarkov, liberazione dagli oligarchi» urla Saakashvili con una bandiera ucraina sulle spalle, le manette ancora al polso della mano con cui stringe l’altoparlante. «Fermiamo Poroshenko e la sua gang». La folla urla Misha, il suo diminutivo. «La mia vita è vostra». La folla urla Ukraina. «L’esercito è dalla nostra parte». La folla urla impeachment, come ha fatto tre giorni fa marciando per le strade della città. Il suo “Movimento delle Forze Nuove” ha meno del 2%, ma nella tendopoli della protesta nella piazza è un déjà vu in miniatura di bandiere europee, rosse e nere dei nazionalisti della Maidan 2014 che fu.

Alle stoffe che sventolano su ogni tenda assomiglia la biografia politica di Saakashvili. Si definisce il più grande oppositore di Putin nel mondo post-sovietico. Riformatore nevrotico, eroe brizzolato, era la speranza che brillava negli occhi degli americani quando sognavano con lui la Georgia nella Nato. Salito al potere nel 2003 con la rivoluzione delle rose, dieci anni dopo lascerà la patria perché ricercato per abuso di potere e corruzione. Nel 2008 mangia la sua cravatta rossa in diretta alla Bbc. Nel 2015 rinuncia alla cittadinanza georgiana per quella ucraina, nel 2016 diventa governatore ad Odessa grazie all’amico di studi americani di gioventù, il presidente Poroshenko. Misha dopo pochi mesi accusa il ministro dell’Interno Arsen Avakov di corruzione, lui gli butta in faccia un bicchiere d’acqua chiamandolo “pazzo populista”. Misha poi accusa Poroshenko di essere un nuovo Yanukovich e il presidente gli revoca la cittadinanza mentre è all’estero, ma lui attraversa il confine polacco con l’aiuto dei sostenitori.

Adesso al Parlamento di Kiev ogni politico accusa l’altro di essere spalleggiato segretamente dal Cremlino. Nella piazza ucraina dove i cecchini sui tetti fecero iniziare una guerra, ora c’è un uomo che invoca di nuovo rivoluzione. È una scena che le tv ad Est continuano a mandare in onda: i russi per mostrare il caos degli ucraini, gli ucraini per biasimare i russi. Peskov, l’uomo voce di Putin, ha commentato: «Mettiamola così: non rispondiamo alle persone che fanno dichiarazioni sui tetti».

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