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L’originale poetica “dell’arte della terra” del paesaggista cinese Kongjian Yu balza agli occhi del mondo quando nel 2002 vince con il team Turenscape da lui guidato, uno dei più prestigiosi riconoscimenti internazionali di architettura del paesaggio, il Premio d’onore dell’Asla (American society of landscape architects). L’anno precedente, quando termina la progettazione del Parco Qijiang a Zhongshan nella provincia del Guangdong, il governo della città istituisce una commissione di esperti per valutare il suo progetto. Nonostante i 99 voti contrari su 100 all’innovativo progetto, il parco viene realizzato e l’anno successivo vince l’autorevole premio.

La poetica di Kongjian Yu e del gruppo Turenscape prende forma in un’epoca cruciale per la Cina che negli ultimi 20-30 anni ha generato un processo di urbanizzazione senza precedenti con ambiziosi piani per la costruzione di nuovi distretti e città di 15 milioni di abitanti in media, interessando circa 800 milioni di nuovi abitanti e raggiungendo nel 2010 l’apice degli investimenti. Ma se questa crescita e l’elevatissimo coinvolgimento di progettisti stranieri non sono sufficienti a proporre una corrispondente immagine di città, esiste tuttavia nel Paese una nuova realtà creativa di elevatissima qualità ed un terreno sempre più interessante di sperimentazione.

Il lavoro di Kongjian Yu ha reso possibile interventi di trasformazione dei paesaggi devastati dalla crescita edilizia ed industriale, modificando le superfici dei luoghi e creando terreni artificiali nelle zone centrali delle città, nell’incessante confronto con le autorità e gli amministratori locali. In un ambito ancora estraneo alla Cina fino a pochi anni fa come quello dell’ambiente, fondamentale per una popolazione così rilevante che dispone solo del 10 per cento di acque utilizzabili, terre coltivabili e risorse naturali ormai compromesse, l’opera di Kongjian Yu, che si pone oggi accanto a quella dei più grandi paesaggisti del mondo, non è semplice architettura del paesaggio ma piuttosto “landscape-urbanism”, un metodo…

Il reportage dell’architetto Daniela Gualdi prosegue su Left in edicola


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