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Dice Maria Concetta Riina, generosamente resa protagonista in prima serata dalla trasmissione Le Iene che suo padre, da latitante, usciva “senza trucchi, senza maschere. Girava anche per Palermo quando c’era bisogno uscivamo, per andare a fare la spesa, in farmacia”.

Strana latitanza quella di Riina, gestita in tutta tranquillità con la famiglia al seguito come se fosse una semplice gita fuori porta. Quando c’era da scappare la fuga veniva apparecchiata con tutta tranquillità: “on ci diceva: dobbiamo scappare di notte – ha raccontato la figlia di Riina -, oppure dobbiamo allontanarci perché siamo seguiti o siamo braccati. No, lui ci diceva con calma: dobbiamo andarcene. E così facevamo le valigie e ce ne andavamo”. Con calma. Andavano. E ogni estate, ovviamente, le due settimane canoniche al mare. Ci mancherebbe.

Poi ovviamente la solita favoletta sulla morte di Falcone: “Quando ci fu la strage di Capaci l’abbiamo saputo dal tg. Eravamo tutti sul divano. (Falso. Salvuccio, il figlio più giovane dei Riina, disse ospite di Bruno Vespa, di essere stato al bar con gli amici, nda). Mio padre era normale, non era né preoccupato  né felice. E non è vero, come hanno detto, che ha brindato con lo champagne“.

Ma i messaggi veri, quelli che non sono per il pubblico televisivo e che ieri sera sono arrivati a chi dovevano arrivare sono ben altri: “Per me è stato un buon padre. Io ho le mie buone ragioni per pensare che mio padre in certe cose non c’entra. Non ha potuto fare – scandisce la figlia di Riina – tutto quello da solo”.

Ecco qui. Ecco tutto. La saga ora davvero può tranquillamente continuare.

Buon lunedì.

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