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Salvate i 137. Dei milioni di sfollati interni, dei 22 milioni della popolazione totale, dei sei milioni di rifugiati oltre confine, tra le centinaia di migliaia di morti: 137 bambini, adesso, possono essere ancora salvati. 137. Lo chiedono a parti e controparti in guerra le Nazioni unite: più di un centinaio di minori, senza cure mediche, si trovano nei sobborghi della città siriana di Damasco e hanno bisogno di essere evacuati. Immediatamente.

Cinque sono già morti per mancanza di cure mediche negli ultimi due giorni a Ghouta est, ma 137 resistono. Hanno dai sette mesi ai 17 anni, sono tutti malnutriti, alcuni di loro necessitano di trapianti. Aspettare non si può più.

A Ghouta ci sono ancora 400mila siriani, – lo stesso numero di vittime della guerra scoppiata nel 2011, ormai 7 anni fa-. La città è rimasta sotto assedio dal 2013, ma è da due settimane che le condizioni umanitarie sono peggiorate violentemente: in 202 sono morti da allora, compresi 47 bambini.

Un pezzo di pane a Ghouta, che si trova a soli 15 km dalla capitale siriana, costa 85 volte in più che a Damasco. Tutto quello che si riesce a trovare è stato trasportato tra check point e tunnel sotterranei, i prezzi salgono per ogni mano da cui passa il cibo, per ogni miliziano, soldato, burocrate corrotto che chiude un occhio sul passaggio dei rifornimenti. Il petrolio, che costa mezzo centesimo nelle aree liberate, a Ghouta costa 4 dollari al litro. Lo stesso accade per zucchero, the e beni di prima necessità.

Nonostante il sobborgo faccia parte della zona di de-esclation della tensione, secondo la mappa delineata dalla Russia e gli alleati siriani per la risoluzione del conflitto, il cessate il fuoco non regge. Mentre i 137 bambini respirano a stento – alcuni di loro hanno bisogno di trapianti urgenti -, le delegazioni governative si incontrano in queste ora a Ginevra per trovare accordi di tregua. La parola pace è stata sostituita da “armistizio” e da un numero, quello della risoluzione 2254, che prevede un regime di governo di transizione ed elezioni. I negoziati termineranno tra 3 giorni, ma è tempo che «tutti i lati del conflitto facciano finire le violenze», chiede l’Onu.

Secondo l’ultima dichiarazione dell’Unicef e dei suoi collaboratori sul territorio, la condizione di salute dei cittadini siriani che non sono scappati è peggiore di quella dell’inizio del conflitto. È stato possibile entrare a Ghouta est perché un convoglio umanitario è finalmente riuscito a passare dopo mesi di divieto d’accesso al distretto urbano.

Fran Equiza, Unicef, ha detto che l’orrore per i bambini non è finito, molti hanno ancora ferite di guerra che nessuno ha ricucito, c’è carenza di dottori e medicinali. «La situazione peggiora di giorno in giorno, il sistema sanitario scricchiola, le scuole sono chiuse da mesi. I bambini malati hanno disperatamente bisogno di essere evacuati e curati, altri migliaia hanno diritto a un’infanzia normale, ma viene loro negata».

Nell’unico punto medico del distretto, all’ospedale specialistico dell’area Douma, i dottori lavano le bende, perché i rifornimenti medici sono un’utopia. «Nemmeno le Nazioni unite li forniscono» dice Omar Mohammed, che si occupa di logistica e rifornimenti dell’ospedale. È il presidente Bashar al Assad che blocca i rifornimenti e l’arrivo di medicinali, tutto questo fa parte della strategia dell’assedio punitivo, perché i ribelli sono ancora presenti nell’area. I dottori ogni giorno devono scegliere chi morirà, chi sopravviverà, a chi destineranno le poche medicine rimaste dal razionamento, chi ha più possibilità di sopravvivenza.

Ghouta è la Siria in miniatura adesso. È sempre più lunga, sempre più grave, la più pericolosa crisi umanitaria della nostra epoca. Quella siriano è il conflitto che sotto ogni profilo ha raggiunto i picchi della brutalità massima. Il 12 per cento dei bambini del distretto, sotto i cinque anni, sono malnutriti: secondo l’Unicef, è la più alta percentuale registrata dall’inizio del conflitto. Proprio ora che la guerra si fa più silenziosa, le condizioni peggiorano. Proprio ora che i russi annunciano il ritiro delle loro truppe, si registra «uno dei picchi di peggioramento delle condizioni di salute e malnutrizione dall’inizio del conflitto nel 2011».

Sulla Siria ormai tutto scompare in poche righe, è storia, notizia ormai dimenticata, la Siria è avvolta nelle scie di polvere di un conflitto che si crede finito. I siriani sono ormai sagome scure di una crisi irrisolta a cui nessuno più bada. Il compito vero dell’Onu è attirare adesso l’attenzione del mondo su quello che attenzione non ha più. Un rinculo di bomba che arriva da una regione mediorientale a cui nessuno presta più orecchio.

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