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Ai piloti italiani di Ryanair è arrivata una lettera come regalo di Natale. Dice: «Sarete a conoscenza che il sindacato dei piloti Alitalia Anpac sta provando a incoraggiare i piloti Ryanair a non lavorare. Ci aspettiamo che tutti i nostri piloti lavorino normalmente e lavorino con noi per minimizzare gli inconvenienti per i nostri clienti». Poi arriva la minaccia: «Tutti i piloti di Ryanair e l’equipaggio di cabina devono fare rapporto come sempre il 15 dicembre nella sala equipaggio» poiché «ogni azione intrapresa da ogni dipendente risulterà nella perdita immediata del roster 5/3 (la turnazione che prevede ogni cinque giorni di lavoro tre giorni di riposo, nda) per tutto l’equipaggio di cabina».

Il 28% dei 300 piloti italiani ha annunciato che aderirà allo sciopero, in barba al medievale senso della produttività di una compagnia aerea che qui in Italia sembra avere un nugolo sfegatato di tifosi, soddisfatti dall’idea di trasformare anche i lavoratori in merce, in nome di un’economia che non considera più le persone se non nelle vesti di clienti o fornitori di servizi.

Ryanair, vale la pena ricordarlo, non è nuova a notizie becere di questo tipo: sono quelli che si incazzano con i dipendenti se vendono pochi profumi, sono gli stessi che sottopagano giustificandosi di farsi sottopagare per i loro servizi, sono gli stessi che cercano di convincerci che i diritti siano un peso.

Avanti così.

Buon mercoledì.

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