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La nuova rock star del 2018 non suona la chitarra elettrica ma le parole e fa politica. Si chiama Jeremy Corbyn e sarà il prossimo primo ministro britannico: adesso lo dicono anche i patinati che si sono accorti del fenomeno. E in effetti dopo il voto di ieri in cui la maggioranza della May è andata sotto in Parlamento proprio sulla delicatissima questione della legge che deve governare la Brexit, le quotazioni del leader laburista salgono tantissimo. In vista, chissà, di una caduta della May e di elezioni anticipate.

Sono dettagli sul futuro del socialismo e sulla Gran Bretagna rossa. L’uomo che guarda fiero dalla foto del mensile GQ di Londra non ancora in edicola ha gli occhi luccicanti, la giacca nera, la cravatta rossa. È l’idolo delle folle, “una rock star della politica”.

Quando sta per salire sul palco, lo precede la musica della Seven Nation Army. «Gli organizzatori hanno dovuto limitare la dinamica scenografica, perché sarebbe stata di troppo»: Corbyn dalle folle viene già acclamato come una star. «Corbyn viene accolto come un idolo della musica, la folla urla il suo nome come in un rito tribale» scrive GQ, che cita il giornale New Statesman: «È impossibile immaginare qualsiasi altro politico ottenere una tale ricezione alle conferenze. Corbyn genera quel tipo di adorazione che c’era per Bernie Sanders alle presidenziali americane, ma lungo la sua strada da battere non c’è l’inesorabile Hillary Clinton, ma solo l’assediata Theresa May. Corbyn è un fenomeno: perché ha offerto un potenziale cambiamento nell’incerta Britannia della Brexit, un euroscettico che ha spesso parlato del mercato come ostacolo al vero socialismo. È un old school maverick, un anticonformista vecchia scuola».

Il labour leader, per le sue posizioni sull’educazione, fondi pubblici, politiche del lavoro, miglioramento del pubblico servizio, welfare per tutti, ha la maggior parte dei voti degli inglesi tra 18 e 34 anni. «È un test di Rorschach politico in fattezze umane. Solo un anno fa, la gente rideva all’idea che potesse diventare primo ministro. Che l’uomo che sedeva agli ultimi banchi di partito potesse diventare capo del paese era un’idea assurda. Ma se le elezioni si tenessero domani, vincerebbe di gran lunga», scrive il magazine, che gli dedica pagine, copertina e un servizio che di solito è destinato agli attori del cinema. «Chi avrebbe previsto un tale successo per un ideologo pesantemente di sinistra, chi avrebbe scommesso in questa epoca sul suo riuscire a controllare il Labour Party? Non c’è un altro modello storico nel mondo, eletto in una società post industriale». Copertina dopo copertina, Corbyn è diventato l’uomo dell’anno per il museo della Tate Modern proprio prima del nuovo anno.

Questo Corbyn l’ha appena proposto in Parlamento: tardare la Brexit prevista per marzo 2019, se aiuterà il Regno Unito ad abbandonare l’Unione Europea a condizioni migliori. È l’ultima battaglia che sta facendo alla May. E il voto di ieri in cui il fuoco amico conservatore ha colpito la proposta conservatrice dimostra che le crepe ci sono, eccome. «Se avremo un accordo migliore, migliori condizioni per i posti di lavoro delle persone» allora la Brexit può aspettare. Nessuno poteva prevedere il suo successo, anche perché arriva inaspettato, a 68 anni suonati. Ma dice nell’intervista che uscirà il primo mese del 2018: «Ho la gioventù per farcela».

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