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Mai come oggi le disuguaglianze sociali e la disumanizzazione di una parte della popolazione, in particolare dei migranti e profughi, hanno raggiunto un livello così alto: sono i dannati della globalizzazione. Nell’era dell’indifferenza, della banalizzazione dei razzismi e delle disuguaglianze sociali, queste privazioni di libertà vengono ridotte a dei “déjà vu”.

La trasformazione del mar Mediterraneo in un cimitero a cielo aperto, con i corpi di esseri umani divorati dagli squali, va di pari passo con la guerra alle povertà nei centri e nelle periferie delle città, ridotte a vere discariche di disagio sociale, devastate e militarizzate. I muri fisici e legislativi eretti davanti a chi sfugge dagli effetti di politiche di devastazione ambientale e conflitti geopolitici ed economici, abbinati alle politiche antisociali dell’austerity, stanno impoverendo milioni di persone con tassi di disoccupazione da bomba ad orologeria. Le misure messe in atto dal governo italiano, in complicità con l’Ue e la Bce, rappresentano un cappio al collo per le popolazioni che ne vivono gli effetti sulla propria pelle. Parliamo di un insieme di dispositivi legislativi italiani (Bossi-Fini con il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro; Minniti-Orlando; decreto Lupi) ed europei (Regolamento Dublino III) che sono di fatto una dichiarazione di guerra alle povertà e agli “esclusi” indipendentemente dalle provenienze geografiche.

Davanti a ciò abbiamo deciso di unirci, in quanto dannati della globalizzazione e delle politiche antisociali, a partire dai bisogni comuni. Perché basta parlare di noi, su di noi, contro di noi, o al posto nostro. Basta fare affari sulla nostra pelle, basta guadagnare voti sulla scelta di accoglierci o di cacciarci, su includerci o escluderci. Non abbiamo bisogno di retorica interessata, abbiamo bisogno di fatti. Il razzismo, lo sfruttamento sociale e lavorativo che viviamo concretamente non è possibile batterlo con la carità né speculando sulle nostre vite. Per tutte queste ragioni saremo in piazza a Roma il 16 dicembre con una manifestazione popolare nazionale. Saremo in piazza perché vogliono trasformare le persone in oggetti invisibili e senza diritti, esattamente come si sente invisibile chi è in un centro d’accoglienza, chi è ancora privo di un permesso di soggiorno, chi non ha un reddito che gli consenta di vivere dignitosamente o chi è sfruttato. Proprio come vengono ridotte a meri numeri le persone colpite dai tagli allo Stato sociale, i senza casa e gli/le student* in alternanza scuola-lavoro. A partire dal lavoro nei territori e dalle pratiche quotidiane, abbiamo condiviso la necessità di coniugare antirazzismo, antisessismo, lotta per la giustizia sociale e la libertà di circolazione e di residenza.

Diritti senza Confini sarà e rimane una lotta. Proponiamo ed invitiamo tutte le realtà laiche e religiose, i movimenti antirazzisti, a condividere e promuovere questa manifestazione nazionale partendo da una piattaforma articolata, che trovate sull’evento Facebook della manifestazione. Chiediamo anche di essere solidali con chi ha minori possibilità di raggiungere Roma per rivendicare i propri diritti e deve sostenere le spese per un lungo viaggio: da Cona a Rignano, la dignità si mette in marcia.

L’articolo di Aboubakar Soumahoro, portavoce della coalizione internazionale dei Sans papiers, è tratto da Left in edicola


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