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Si chiama Silvia Ferrara. Ha 41 anni. Insegna Civiltà Egee presso la Sapienza Università di Roma. Di lei hanno parlato giornali, radio e televisioni e il suo nome corre per canali social della rete perché è l’unica donna umanista, su 33 italiani, che ha vinto un “consolidator grant” 2017: un finanziamento che il Consiglio europeo della ricerca (Erc) assegna a ricercatori, appunto, consolidati, che abbiano alle spalle da 7 a 12 anni di lavoro. Ora ha a disposizione 1,5 milioni di euro per portare a termine il suo progetto: non solo cercare di decifrare le scritture, appunto, non ancora decifrate nate nel bacino del Mediterraneo, nella regione dell’Egeo per la precisione, ma anche in altre parti del mondo, per esempio sull’isola di Pasqua, con l’obiettivo strategico di risalire all’origine di quello straordinario salto nell’evoluzione della cultura dell’uomo che è la scrittura. Non è impresa da poco.

Silvia Ferrara e l’équipe di studio che si accinge a formare – sarà scelta, assicura la docente romana, sulla base di un unico criterio: il merito – si dedicheranno in particolare allo studio delle tre lingue scritte e non ancora decifrate nate intorno al “mare nostrum”. La prima e, probabilmente, la più nota è la “Lineare A”, scoperta a Creta da un archeologo britannico, Arthur Evans, nel corso di una campagna di scavi condotta nell’anno 1900. La scrittura battezzata “Lineare A” fu scoperta sempre a Creta insieme a un’altra scrittura…

L’articolo di Pietro Greco prosegue su Left in edicola


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