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«Tortura, maltrattamenti, rischi gravi di morte, anche attraverso un aumento di questi crimini con le politiche di chiusura delle frontiere». Si legge così nella sentenza del Tribunale permanente dei popoli, emessa a Palermo al termine della terza giornata della sessione sui diritti dei migranti e dei rifugiati. Fondato da Lelio Basso nel 1979 per commentare e combattere i soprusi e le violenze della fase post-coloniale e del neocolonialismo, con quarantaquattro sessioni e sentenze, il Tribunale è un organismo internazionale che si è ormai affermato tra i tribunali di opinione.

«Dai fatti esaminati e dalle testimonianze ascoltate, emerge la spoliazione progressiva dei diritti e della dignità delle persone che si manifesta lungo tutto il percorso migratorio…la responsabilità di ciascuno degli Stati europei, sia per non aver rispettato gli obblighi di soccorso, sia per essere stati direttamente complici di comportamenti di tortura, maltrattamenti, rischi gravi di morte, anche attraverso un aumento di questi crimini con le politiche di chiusura delle frontiere. Si deve dunque riconoscere ed affermare, una duplice responsabilità: dell’Unione europea e di ciascuno degli Stati».

La violazione dei diritti delle persone migranti e rifugiate e la loro impunità” è il titolo della sessione svolta: la data di apertura  – il 18 dicembre – non è stata casuale. Si è deciso di iniziare precisamente ventisette anni dopo la data dell’approvazione da parte delle Nazioni unite della “Convenzione per la tutela dei diritti di tutti i lavoratori migranti e delle loro famiglie”, avvenuta il 18 dicembre del 1990.

«Es tiempo de hablar!»: aveva dichiarato Carlos Beristain, componente del Tribunale, durante l’ultima sessione a Barcellona, riferendosi alle migliaia di morti del Mediterraneo. Si parlerà di questo a Palermo: sono circa tremila le persone morte nel 2017 (3.771 nel 2015 e 5.022 nel 2016), nella speranza di arrivare in Europa attraversando il mare. Circa dieci al giorno secondo i dati riportati dall’Organizzazione mondiale per le migrazioni. Quattrocento bambini, ha sottolineato l’Unicef nei giorni scorsi. Negli ultimi quindici anni sono stati 30mila le vittime, il 60 per cento delle quali rimasti senza identità.

La sessione è durata tre giorni: nella prima data è stata introdotta la questione; si è discusso di violazione dei diritti fondamentali del rifugiato, dell’involuzione storica del ruolo del Mar Mediterraneo in Occidente da crocevia tra società diverse a frontiera, quindi è stato mosso l’Atto di accusa generale. Nella seconda giornata è stato dato spazio alle testimonianze; si è parlato del ruolo dei mass media, quindi la requisitoria finale.

La giuria internazionale del Tribunale è stata composta da sette membri: Franco Ippolito, magistrato e Presidente del Ttp; Philippe Texier, magistrato francese e vicepresidente del Tpp; Carlos Beristain, medico e psicologo spagnolo; Donatella Di Cesare, filosofa e docente all’Università la Sapienza di Roma e alla Normale di Pisa; Luciana Castellina, giornalista e politica; Francesco Martone, esperto in relazioni internazionali; Luis Moita, professore di teoria delle relazioni internazionali all’Università autonoma di Lisbona.

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